Conflitto di interessi, il valzer dell’ipocrisia

conflittointeressi4Nella presentazione del programma al Senato come nella replica non mi pare di averne  sentito parlare dal presidente del consiglio, forse lo ha fatto mentre ero distratto… Noi di articolo 21, comunque insistiamo…(nandocan)

di Stefano Corradino, 25 febbraio 2014 – Se in questi ultimi venti anni tutti coloro che hanno promesso di mettere mano ad una legge sul conflitto di interessi l’avessero poi fatta avremmo, su questa materia, la legislazione più corposa e avanzata del pianeta.  Dal 1994 ad oggi non c’è stata campagna elettorale in cui non si sia evocato il fantasma della sospirata normativa. Poi però, fatalmente e misteriosamente, una volta insediatosi un nuovo parlamento, il conflitto di interessi diveniva evanescente, un vago ricordo, per lasciare spazio alle “vere emergenze” rinviandone la discussione a “tempi più maturi”.

“Dovremo occuparcene, ma non possiamo fare tutto insieme”, rispose nel 2006 in un’intervista sul Corriere della Sera Massimo D’Alema. A cui quantomeno non difetta la coerenza essendo lui il patrocinatore del baratto bicamerale/conflitto di interessi, quell’accordo costituzionale del 1997 con la destra che sembra il progenitore delle correnti larghe intese.
Oggi la più macroscopica anomalia italiana sembra tornare prepotentemente nella cosiddetta agenda politica. “E’ ora di affrontare le regole per il conflitto di interessi perché gli italiani le aspettano da tanto tempo”, sono state le ultime parole dell’ex presidente del Consiglio Enrico Letta prima di essere spodestato dal nuovo inquilino di Palazzo Chigi. E ieri il neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Del Rio è tornato sul tema: “la legge va fatta perché il Paese lo merita”.

Chissà se di questo ne ha già discusso con il neo ministro all’Economia Pier Carlo Padoan appena tornato dall’Australia e soprattutto con Federica Guidi, neo ministro allo Sviluppo economico (con delega anche alle Comunicazioni, tv comprese) a cui Silvio Berlusconi ha già dato la sua benedizione nel corso di una recente cena ad Arcore.

Articolo21, fin dalla sua nascita, non ha mai smesso di chiedere a gran voce ai governi che si sono succeduti (di centrodestra e di centrosinistra) di approvare una legge adeguata sul conflitto di interessi, sulle normative antitrust e per liberare la Rai dal condizionamento di governo, partiti e lobbies. E continueremo a reclamarlo, con la stessa e anche maggiore determinazione al neonato governo Renzi. Per rimuovere le tante metastasi della nostra democrazia, per tornare ad essere un Paese normale e risalire quella dannata graduatoria sulla libertà di informazione in cui l’Italia, ancora oggi, continua ad occupare una posizione indecorosa.

* da articolo 21

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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