Conflitto di interessi, censura, giornalisti minacciati, querele temerarie, web e privacy… L’Onu sbarca in Italia per fare il punto sull’anomalia italiana

informazioneliberaSono anche meno ottimista di Roberto sui risultati concreti di questo viaggio in Italia di Frank La Rue, almeno finché dura questa “strana” maggioranza di governo, vista anche la scarsa sensibilità dimostrata finora alle pressioni dell’Europa. Mi auguro che porti almeno un po’ più di attenzione su questi temi da parte dei grandi media nazionali .(nandocan).

di Roberto Natale, 10 novembre 2013* –

Questa settimana sarà a Roma Frank La Rue, lo Special Rapporteur dell’Onu sulla libertà di opinione e di espressione. Non è il suo primo viaggio in Italia: sia le rappresentanze istituzionali del giornalismo che le associazioni impegnate a lottare contro i vari tentativi di legge-bavaglio lo avevano già incontrato negli anni scorsi, trovando in lui un’importante sponda internazionale. Ma questa visita “fa notizia” perché è la prima volta che avviene in forma ufficiale, cioè su invito del governo del Paese ospitante. Non era successo quando a palazzo Chigi c’era Berlusconi, e il mancato invito non poteva sorprendere. Ma non era accaduto nemmeno sotto il governo di Mario Monti, che pure, in ambito economico, aveva assunto le richieste dell’Europa e degli organismi internazionali come criterio rigidamente vincolante per le decisioni nazionali.

I temi sui quali dialogherà coi suoi interlocutori italiani sono i capitoli vecchi e nuovi della nostra anomalia: gli assetti proprietari dei media, le forme di vigilanza sulla comunicazione, la libertà di espressione e la privacy in rete, i discorsi di incitamento all’odio, il diritto di accesso dei cittadini alle informazioni. La questione dei conflitti di interesse e delle concentrazioni di potere economico-politico-mediatico – che nel dibattito dei partiti italiani tocca in questo periodo il minimo storico di attenzione, come ha ricordato anche Benedetta Tobagi –  non smette evidentemente di suscitare inquietudine in chi ci guarda da fuori, e non considera il clima delle larghe intese come motivazione sufficiente a dimenticare la nostra collocazione assai poco “europea” nelle classifiche internazionali.

Il rappresentante Onu incontrerà le diverse authorities, gli esponenti del governo, le commissioni parlamentari competenti, oltre alle voci della società civile. Giovedì pomeriggio, nel momento più pubblico della sua visita, sarà al Senato – in un convegno introdotto dai presidenti Boldrini e Grasso  – per discutere di censura e di giornalisti minacciati, di querele pretestuose e di diritto all’oblio in rete, di tutela della privacy anche rispetto ai giganti di internet, dell’equilibrio possibile tra diritto d’autore e circolazione delle informazioni.

C’è da sperare che questa serie di incontri serva non solo a La Rue, come è ovvio, per avere un quadro dettagliato della situazione italiana, ma anche ai suoi interlocutori istituzionali e politici per rilanciare l’iniziativa su tutta la materia dei media. Tranne il disegno di legge sulla diffamazione votato dalla Camera e alcune polemiche sulla Rai – che hanno però evitato accuratamente di riaprire il dossier della riforma dei criteri di nomina del vertice – il dibattito sull’assetto della nostra comunicazione in questi primi 8 mesi di legislatura è stato caratterizzato da una calma piatta che sa tanto di rimozione.

Sulla base dei risultati della sua visita, l’inviato Onu preparerà un rapporto, con annesse raccomandazioni, che verrà presentato a marzo dell’anno prossimo al Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Se nulla cambierà, se ne possono facilmente prevedere contenuti e giudizi. Ma la conferma delle nostre negative anomalie sarebbe stavolta ancor più imbarazzante, perché l’Italia avrà, nel secondo semestre 2014, la presidenza di turno dell’Unione Europea. Non faremmo davvero una gran figura nel ruolo, se lo dovessimo esercitare indossando ancora la maglia nera. Vogliamo usarli meglio, i prossimi mesi?

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: