Condannato che organizza club

Renzi con LettaSempre le stesse immagini, scrive Gasparino. Era ora che, dopo di me (ricordate l’ossessivo sigaro di Bersani?), qualcun altro lo segnalasse. Non  è solo per Berlusconi. L’uscita da un portone di Letta con Renzi o l’esibizione di quest’ultimo in bicicletta non sarebbe ora di cambiarle? E così per l’immagine di tanti altri protagonisti della cronaca, che reiterate finiscono per sovrastare  le parole che le accompagnano, attribuendovi significati impropri. Non ne possiamo proprio più di sequenzine fritte e rifritte, così  come di altre cialtronerie semantiche dei telegiornali, per esempio l’abitudine di qualche inviato di accelerare il commento sonoro fino ai limiti della comprensibilità per restare nei limiti del “minutaggio” assegnato. L’ho scritto e lo ripeto: una volta i montatori si rifiutavano di montarli (nandocan).
da Gasparino Carlini, informazione.informazione@gmail.com* –  Ultimamente Berlusconi lo vediamo solo in immagini di repertorio, sempre le stesse: inaugura la nuova sede di Forza Italia, si affaccia dalla sua finestra romana a braccia aperte come un papa, oppure si porta addosso Dudù come un accessorio promozionale.
Ma intanto i tg continuano a informarci su dichiarazioni estrapolate, riferite o telefonate.
L’ultima è quella che vede il cav intenzionato a candidarsi alle elezioni in tutti i collegi o Paesi europei. Era appena stata data la notizia e già Mieli e Rodotà, ospiti di Lilli Gruber, ne parlavano come di prospettiva quasi possibile. E più tardi, anche a Linea Notte si cominciava a dubitare dell’incandidabilità del condannato. Con gli specialisti impegnati a decifrare la nuova strategia di Berlusconi.
Mentre noi comuni spettatori, addestrati da decenni di tv, non facciamo fatica a riconoscere la solita prepotente tecnica di occupazione dello spazio, in quel mondo parallelo nel quale la propaganda ha seppellito da tempo non solo la politica, ma anche la realtà!
*il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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