Con i pastori sardi, con gli sfruttati e i senza diritto

Si può ancora insegnare la fraternità? (nandocan)
***di Antonio Cipriani, 17 febbraio 2019* – Io non sto con i pastori sardi. Sto dalla parte di tutti gli sfruttati, di tutti quelli che vivono, lavorano, faticano e si battono contro l’ingiustizia nel cono d’ombra mediatico tutto l’anno. Sto dalla parte degli invisibili senza diritti, dei poveri di ogni luogo, delle vittime di un sistema che ha come unico valore di riferimento la massimizzazione dei profitti per pochi, a danno dei tanti.

Io non sto con i pastori sardi una volta ogni tanto, quando le televisioni mi fanno vedere la loro esasperazione, il latte versato, la rabbia delle facce stravolte dalla crisi. Io sto con loro sempre. Contro le istituzioni che fanno finta di non vedere, contro la grande distribuzione che si pavoneggia nella corsa al prezzo più basso e alla qualità più infima. Contro il sistema che appiattisce culture e diritti, che annulla la dignità del lavoro, in uno scambio asimmetrico tra culture, dignità, diritti e denaro, quel poco di denaro che sembra essere la chiave di volta di una società ingiusta.

Alzare la testa è necessario. Ed è giusto che lo facciano i pastori, i minatori, i braccianti sottopagati nei campi dimenticati dove la ferocia marchia il lavoro, i ricattati della salute nelle fabbriche che devastano le nostre terre, i giovani senza prospettive visibili incartati in mille promesse e un futuro di meno diritti, meno bellezza, meno libertà. Tutti noi che non possiamo restare seduti inermi di fronte alla caduta di ogni principio solidaristico, di fronte all’indifferenza crescente che genera mostri.

Dobbiamo agire, ma non sarà il ribellismo rapsodico e sterile a cambiare il mondo, a restituirci futuro. Sarà qualcosa di diverso, qualcosa che possa scavare nelle coscienze di tutti, che metta in evidenza con chiarezza i termini della questione. Che riesca a far vedere alle persone che il problema è più complesso e nel contempo semplice: da una parte ci sono gli sfruttati, dall’altra gli sfruttatori. Da una parte chi ha tutti i diritti e pochi doveri, dall’altra chi deve sottostare e vede venir meno i diritti conquistati da decenni di lotte. In ogni campo della vita. Nell’assenza di quella forza di riequilibrio tra poteri forti e cittadini che dovrebbe essere la politica in una democrazia.

Che fare? L’uomo deve ancora diventare tutto. Gli schiavi redimeranno i padroni. Così scriveva Elias Canetti nella provincia dell’anima. Bello pensarlo, bello pensare che in questa nostra provincia, lontani e gentili, si possa riflettere con chiarezza e coraggio sui temi reali del nostro futuro, sul fatto che sia necessaria una rifondazione dello spirito critico. E che si possano cominciare a cogliere dagli effetti le cause comuni che rendono terribile quest’epoca. Per farlo servono conoscenze, serve quella sapienza che ci viene dal passato e che deve rendere fertile il terreno del futuro. Occorre pensiero e occorre azione.

Per stare con i pastori, nel momento stesso in cui ognuno per le sue possibilità agisca contro il sistema di ingiustizie così consolidato e passivamente accettato. Come operai, professori, librai, cantanti, studenti e ricercatori. Ognuno nel suo. Partendo da quel passaggio chiave del nostro pensiero, quel “preferirei di no”, lento, profondo e soave, che deve innervare l’idea di un mondo diverso.

+da Remocontro, il grassetto è di nandocan 

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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