Come si vota (istruzioni per l’uso)

Da Ferdinando Longoni una semplice spiegazione di come voteremo tra un mese per le elezioni politiche del 4 marzo. Grazie Nando 
Procediamo per punti:
  1. Le 2 schede, una per la Camera e l’altra per il Senato, hanno la stessa struttura e la stessa logica. Cambiano le circoscrizioni e possono essere diverse le liste (almeno alcune) e le coalizioni;
  2. circa un terzo dei parlamentari è eletto con il criterio maggioritario uninominale e due terzi con il sistema proporzionale (ma di liste bloccate);
  3. con la stessa scheda si  vota sia il candidato uninominale di quella circoscrizione che la lista che presenta i candidati per la parte proporzionale di quella stessa circoscrizione;
  4. un candidato per la parte uninominale può essere appoggiato da una sola lista o da più liste in coalizione:
  5. Una scheda ha il seguente aspetto:
    Immagine incorporata 1
    in cui ogni blocco definisce, per la circoscrizione in cui si vota:
    In alto, il candidato uninominale, indicato con nome e cognome, della lista che corre da sola o della coalizione che appoggia quel candidato;
    sotto, un simbolo di lista o più simboli di liste in coalizione, con a fianco di ogni simbolo l’elenco dei candidati di quella lista per la parte proporzionale;
  6. Un solo segno può essere sufficiente. Al massimo possono essere due;
  7. Scegliendo una lista, il voto è esteso anche al candidato uninominale appoggiato da quella lista:

    Non segnare preferenza per un candidato al proporzionale. Le preferenze non sono ammesse (liste bloccate) e il voto potrebbe essere annullato.
    Scegliendo un candidato uninominale il voto per la parte proporzionale è distribuito proporzionalmente tra le liste di appoggio:


  8. Se si fanno due segni, devono essere nello stesso blocco:

    Il voto disgiunto non è ammesso e causa annullamento della scheda.

Tutto chiaro? Bene. Anzi male. Non ci eravamo tutti espressi contro il Porcellum?Allora perché il Rosatellum è passato?

 
Saluti a tutte e tutti.
 
Nando

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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