Civati: Avete tutti ragione

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Ha ragione anche lui. Non possiamo prendercela con l’unico che ci ha provato sul serio e accettare che sia l’attuale vero segretario del Pd, Enrico Letta, con l’appoggio dei 101 e di molti altri sostenitori di Cuperlo e Renzi, a condurre ancora le danze. L’8 dicembre il PD deve cambiare. Non può rimanere Grillo l’unico a dar voce allo scontento di milioni di italiani (nandocan). 

di Pippo Civati, 21 novembre 2013 – Lo spettacolo è stato tremendo. Avete ragione. E io ho perso. Avete ragione. E ho anche sbagliato, ci sta, perché si può sbagliare: soprattutto perché non si ottiene il risultato. E soprattutto perché, come al solito, non è cambiato nulla.

L’unica cosa che non accetto è essere accusato di tatticismo. Non mi sono mosso in modo strumentale, perché non ho ritenuto di farlo. Ho detto una settimana fa che il Pd non avrebbe dovuto votare una mozione dell’opposizione contro il governo di cui il Pd – anche se io non sono proprio d’accordo su questo tipo di governo – fa parte, e lo ribadisco anche ora. E se l’ho detto, non cambio idea perché la mia proposta – che era la più corretta, di questo sono convintissimo – non è stata raccolta da nessun altro. Forse ho alzato il livello delle aspettative, ma a riportarlo a zero sono state le decisioni di tutti gli altri, non le mie.

Anche l’accusa di incoerenza un po’ mi sorprende: ho provato a stimolare il Pd, ho avanzato una proposta, mi sono detto disponibile a trasformare la mozione (che solo pochi amici hanno sottoscritto) in un ordine del giorno del gruppo, ho dato la mia disponibilità a sottoscrivere quello di altri. Sarebbe stato sufficiente. Poi, considerato che tutto il gruppo o quasi andava in un’altra direzione, sono intervenuto e l’ho fatto nuovamente in aula, dopo l’intervento del segretario nazionale.

E ogni tanto forse ce la si dovrebbe prendere con chi decide, non con chi subisce le decisioni. Non con chi cerca una soluzione diversa, e parte da condizioni di minoranza, in quel Parlamento. E con questa situazione.

C’è stato un attacco forsennato alla mia proposta, di cui è stata fatta applauditissima caricatura da parte di Gianni Cuperlo. La linea incomprensibile che è passata è la sua, con il sostegno più o meno dichiarato della componente più recente dei renziani, Franceschini in testa. Si è preferito difendere il governo che fare chiarezza. Io mi sono opposto, ho difeso l’eresia della mozione, ho detto parole dure sul ricatto e su quello che ho definito un grave errore politico.

Non ho affatto ritirato la mozione, come scrivono in molti, solo che la mozione era una proposta al Pd, come ho spiegato fin dal primo giorno, nonostante qualcuno avesse maliziato in proposito. Non era una mozione individuale era una sfiducia individuale. Peccato averla trasformata in qualcosa di diverso. Peccato che nessuno abbia voluto raccogliere la proposta. Peccato che nessuno abbia tenuto fede alle parole stentoree dei giorni precedenti.

Uscire dall’aula avrebbe avuto un significato ancora meno forte di un mio intervento in questa direzione, ribadito al gruppo e in aula. E votare la mozione del M5s sarebbe stato un passo verso l’uscita dal Pd, perché non sarei riuscito a spiegarlo prima di tutto a me stesso. E poi, come forse sapete, mi sono candidato a guidare il Pd, non solo il mio banco alla Camera.

A chi dice che mi sono adeguato, che sono stato zitto (!), che non sono andato fino in fondo, che mi sono accucciato, a chi mi scrive che mi hanno comprato, faccio notare che da oggi, se è possibile, sono ancora più inviso di prima ai dirigenti del Pd e soprattutto a questo governo. E che la prossima volta vi invito a partecipare alla riunione del gruppo del Pd, così capirete il tipo di accoglienza che viene riservato a chi è fuori dal coro (sì, perché una sorta di coro greco accompagna gli interventi di quelli come me). E che intervenire in aula e al gruppo in dissenso rispetto al premier, al segretario, al capogruppo, a tre quarti dei deputati, qualche maligno dice anche al Presidente della Repubblica, non è proprio una cosa che uno fa per scegliersi la soluzione più comoda.

Alla fine di questa pessima figura, mentre arrivano altre dichiarazioni di Ligresti e il quadro si fa ancora più opaco, confermo tutto quello che ho detto: è stato un errore politico monumentale, corredato da migliaia di dichiarazioni al vento. Errore che il Pd pagherà e pagheremo tutti quanti. Anche in termini di partecipazione alle primarie, così forse qualcuno sarà contento.

Ho perso e ha perso il Pd. Questa la sintesi migliore. E più dura da accettare. Cerchiamo di capire di chi è la responsabilità, tra un insulto e l’altro. Potrebbe essere utile per trovare insieme un nuovo gruppo dirigente e una nuova linea (e cultura) politica.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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