Cina-Russia contro Ue-Usa: il gelo «paralizzerà» l’Onu

da Remocontro, 26 marzo 2021

Chiesto un Consiglio di sicurezza urgente per gli «attacchi dall’Occidente». Il ministro degli Esteri russo, Sergeij Lavrov e il collega cinese Wang Yi , ieri a Guilin in Cina. La Nato: «le azioni di Mosca sono minacce». Biden domani in collegamento con il Consiglio Europeo per ricostruire l’alleanza, gasdotti permettendo

Il segretario di Stato Usa, Tony Blinken al vertice Nato di ieri

Due mesi di Biden, alleanze mondiali sottosopra 

«In soli due mesi dall’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, le alleanze mondiali si sono ridisegnate, tornando all’assetto storicamente consolidato di Est contro Ovest», segnala Elena Molinari da New York su Avvenire. Nuova tolleranza zero della Casa Bianca nei confronti delle violazioni vero o presunte  di Russia e Cina a un ordine internazionale che Mosca e Pechino contestano,« pronte a indurire le loro posizioni e a formare un asse in funzione anti-occidentale». Tra qualche accusa personale di troppo, quel Putin ritenuto killer da Biden, scambi aspri di accuse in Alaska, e di sanzioni, e convocazioni reciproche degli ambasciatori, negli ultimi giorni si è instaurato un clima da guerra fredda.

Usa-Europa contro Cina-Russia

Usa ed Europa contro «le entità «destabilizzanti» di Russia e Cina, come sostiene la Nato. Accelerazione Usa nei confronti di Mosca e Pechino, «dopo quattro anni in cui, a parte l’imposizione di dazi commerciali, Trump ha permesso ai due Paesi di espandersi liberamente».  Atto d’accusa e assieme giustificazione alla svolta Biden. «Tanto che ora la stessa Ue, pur schierandosi al fianco di Biden, è cauta nel voltare le spalle all’Est: che sia il gas russo o le importazioni cinesi».

Cina e Russia non ci stanno 

Cina e Russia  non gradiscono e si sono subito organizzate tra loro. E ieri hanno chiesto un vertice dei componenti permanenti del Consiglio di sicurezza per affrontare «questa fase di turbolenza politica». Messaggio chiaro, deciso ai massimi livelli. L’incontro nel Sud della Cina, tra rispettivi ministri degli Esteri, Wang Yi e Sergeij Lavrov. «È necessario stabilire un dialogo sui modi per risolvere i problemi comuni dell’umanità nell’interesse del mantenimento della stabilità globale», spiegano i due colleghi orientali, rivolgendosi al neo segretario di Stati Usa senza mai nominarlo.

Un asse in funzione anti-occidentale

Botta e risposta con rilancio. Le sanzioni decise da Ue, Usa, Gran Bretagna e Canada contro  funzionari cinesi per la persecuzione dei musulmani uighuri nella regione dello Xinjiang. Con Pechino che ha restituito  analoghe misure contro una decina di personalità europee, tra cui cinque europarlamentari e ha convocato l’ambasciatore Ue, Nicolas Chapuis, per esprimere le sue rimostranze. Azione in parallelo di Mosca che interrompe i suoi rapporti con l’Ue e accusa gli Usa di «affidarsi alle alleanze politico-militari della Guerra fredda». E la Francia che convoca l’ambasciatore cinese e incassa un ‘no, grazie’, almeno in prima battuta.

Carambola tra diplomazie e interessi

E i ministri degli Esteri della Nato, riuniti ieri a Bruxelles, sino presi in contropiede, costretti a replicare a caldo nonostante le molte differenza interne in casa europea . «Le azioni aggressive della Russia costituiscono una minaccia per la sicurezza euro-atlantica – si legge nel comunicato finale –. Poteri assertivi e autoritari sfidano l’ordine internazionale anche attraverso minacce ibride e cibernetiche». Sempre da Bruxelles, il segretario di Stato Usa, Tony Blinken -reduce dal teso summit con la Cina in Alaska- ha ribadito la forte opposizione Usa al gasdotto Nord Stream 2, che la Germania sta ultimando con la Russia.

North Stream 2, il tubo della discordia

Lungo i 1.200 km del gasdotto Nord Stream 2 non corrono solamente i 55 miliardi di metri cubi di gas che, ogni anno, dovrebbero arrivare dalla Russia alla Germania, passando per il Mal Baltico, ma anche la credibilità dell’Unione europea di fronte all’aut aut -o con noi o contro- della nuova amministrazione Usa. Il gasdotto già costato una montagna di soldi verrà sicuramente completato. E si discuterà sul come a quanto utilizzarlo. Su come ripagare l’Ucraina tagliata fuori e l’addio al carbone dell’est europeo.

E Biden, che ha declinato l’invito di Putin a un colloquio telefonico, ha accettato di intervenire in videoconferenza al Consiglio Ue di domani per «ricostruire l’alleanza» transatlantica.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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