Ciao Demetrio. Muore a 90 anni Volcic, storico corrispondente Rai da Mosca

Ciao Mitja, come lo chiamavamo affettuosamente nella redazione di tv7, a fine anni sessanta e primi anni settanta, corrispondente dai Paesi dell’Est prima ancora che andasse al tg1. Quante volte, nelle stanze e nei corridoi di via Teulada, abbiamo lavorato, conversato e scherzato insieme. Un collega eccellente, tanto bravo quanto modesto e cordiale. Straordinariamente simpatico, di certo anche uno dei migliori corrispondenti che la RAI abbia avuto. Da molti anni non lo vedevo ma non l’ho dimenticato né lo dimenticherò mai (nandocan)

Ennio Remondino su Remocontro, 5 dicembre 2021

Per qualcuno di Remocontro, Demetrio era un affetto personale.  Per il resto dell’allora mondo televisivo, dieci,  forse cento volte più grande (e più credibile) in più di quello attuale, Demetrio Volcic, con le sue corrispondenze da Praga, Vienna, Bonn e dalla capitale dell’allora Unione Sovietica, aveva raccontato agli italiani il mondo al di là della Cortina di Ferro.

Volcic, sloveno italiano, scuola tedesca, tante culture e lingue

Ci imponiamo un biografia stretta e di maniera per non cedere alla commozione come amici. Nato a Lubiana, Volcic è stato per anni il volto dei collegamenti dei telegiornali Rai dai Paesi dell’Est, da Praga, poi Vienna, Bonn e in particolare da Mosca, allora capitale dell’Unione Sovietica. In Rai dal 1956, Volcic fu corrispondente dall’estero dal 1968 fino al 1993. Poi per un anno, fino al 1994, diresse il Tg1, la politica sconfitta dallo scandalo P2 che lasciò, ma per meno di un anno, lo spazio solo alle professionalità . Conclusa la carriera giornalistica nel 1996, è stato senatore dell’Ulivo tra il 1997 e il 2001, e poi membro del Parlamento europeo tra il 1999 e il 2004.

Tanti libri pensati in tante lingue

Tra i suoi tanti libri «Mosca, I giorni della fine», «Sarajevo. Quando la storia uccide», «Est. Andata e ritorni nei Paesi ex-comunisti». «Il piccolo zar, 1956», «Krusciov contro Stalin» e «1968, L’autunno di Praga». Così Volcic raccontava il mondo oltre la cortina di ferro, dove ha vissuto per molti anni anche nei periodi più difficili della Guerra Fredda, si è sempre distinto per lo stile sobrio della narrazione dei fatti che raccontava agli italiani attraverso i collegamenti con i tg della Rai. E per una frase che spesso apriva i suoi servizi e che ne era diventata una specie di contrassegno: «Fa freddo qui a Mosca».

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