Chi sceglie chi

***di Massimo Marnetto, 3 settembre 2020 – Voi dovete scegliere il programma, noi le persone. Questo, in sintesi, è stato il messaggio che per anni i partiti hanno mandato agli elettori, facendosi una legge elettorale con liste bloccate. Ovvero, dove si entra in Parlamento rispettando la fila che ha composto la segreteria del partito.

I guasti di questo sistema si sono presto evidenziati: azzerato il legame tra eletti ed elettori, ma anche quello con i militanti, con lo svuotamento delle sezioni territoriali o tutt’al più, ridotte a circoli per anziani, dove si gioca a carte e si vedono le partite, e la politica scende dall’alto come un dogma. Così, fanno carriera i conformisti-fedeli e vengono emarginati gli innovativi-critici, con conseguente scadimento della qualità della classe politica e della rappresentanza.


Ora si inizia a riparlare di preferenze. Lo fa il grillino Brescia, presidente della Commissione Affari Costituzionali alla Camera, in occasione della discussione sulla nuova legge elettorale. I partiti ancora non si sbilanciano, ma già iniziano a filtrare i richiami preoccupati alle “cordate” della prima Repubblica. In effetti, questo rischio c’è sempre.

Ma l’ingegneria istituzionale e la democrazia digitale hanno fatto passi da gigante in questi decenni, tanto da rendere possibili sistemi di selezione dal basso efficienti e democratici. Ed è ora di usarli. Perché dopo la degenerazione delle liste bloccate, un concetto è ormai chiaro: senza preferenza, non c’è rappresentanza. E così la democrazia diventa un fondale di cartapesta, pronto a cedere alla violenza del primo comiziante che rivendica i “pieni poteri”. 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Una opinione su "Chi sceglie chi"

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: