Sul libero arbitrio

Dialogo con Elisa e con Massimo ELISA Cerchero’, con poche frasi, di definire il libero arbitrio, come io credo sia ed esista. Immaginate di avere davanti a voi un foglio da disegno, e di cominciare, con una spugna, ad intriderlo d’acqua, finche’ non si appiccicherà al tavolo su cui state lavorando. Immergete un pennello nelContinua a leggere “Sul libero arbitrio”

Ma Dio non smentisce il serpente

L’uomo esce dal paradiso terrestre nel momento in cui immagina di poter vivere in uno stato migliore di quello che Dio o il potere o la sorte gli hanno attribuito. Nel momento in cui, con la scoperta, parziale e progressiva, dei meccanismi che lo determinano, comincia ad immaginare da solo ciò che è bene perContinua a leggere “Ma Dio non smentisce il serpente”

Ma Dio non smentisce il serpente

L’uomo esce dal paradiso terrestre nel momento in cui immagina di poter vivere in uno stato migliore di quello che Dio o il potere o la sorte gli hanno attribuito. Nel momento in cui, con la scoperta, parziale e progressiva, dei meccanismi che lo determinano, comincia ad immaginare da solo ciò che è bene perContinua a leggere “Ma Dio non smentisce il serpente”

L’acqua e il ghiaccio

Rigidità e rigore. Lasciandomi un po’ suggestionare dall’etimologia, mi viene da contrapporre la rigidità del ghiaccio (“rigida aqua”, dicevano i latini) alla fluidità dell’acqua medesima. Se getti un sasso nel lago, né il sasso né l’acqua subiscono conseguenze. L’acqua si apre per accoglierlo nel suo seno e la sua elasticità le consente di ritornare come era prima dell’impatto. Il ghiaccio invece, colpito dalla pietra, può essere scalfito, spezzato, distrutto. La stessa sorte capita, il più delle volte, all’individuo rigoroso.

L’utilità del vivere

Perché il piacere non fosse turbato bisognerebbe cancellare il dolore, cancellare la morte. Bisognerebbe che il sistema nervoso, non soltanto la mente razionale, diventasse indifferente a qualsiasi minaccia. Amare realmente la vita vuol dire anche accettare la fragilità del piacere. Se non si può cancellare il dolore, si può sempre fare qualcosa per ridurlo. Per esempio, imparare a distinguere i problemi reali da quelli immaginari, i fastidi veri e inevitabili da quelli che ci procura il nostro complicatissimo modo di vivere.

Pensare alla morte

Anziché tentare inutilmente e inopportunamente di reprimere l’attaccamento alla vita, io provo a combattere in me l’attaccamento eccessivo alle cose e al mio modo di vivere. Pensare alla morte vuol dire in definitiva pensare al distacco reale e definitivo, alla fine di ogni esperienza sensibile e intellettuale, al cessare di ogni continuità di coscienza, all’annullamento dell’ “io”. Forse è una cosa possibile, forse no.

La paura, una strana passione

(meditando Montaigne) Come, quando e perché si può desiderare la morte? Un’anziana conoscente non faceva che ripetere che voleva morire, ma trovandosi un giorno a dover passare sotto un muro pericolante non trovava il “coraggio” di farlo. Dunque si può immaginare di desiderare la morte e non desiderarla affatto. Non sempre però l’istinto di sopravvivere ha la meglio sull’immaginazione, e mi par di vederne la prova nel suicidio in tutte le sue forme. Anche chi affronta la morte per amore di una persona o di un ideale, lo fa, in definitiva, per non venir meno di fronte a se stesso. Di fronte all’immagine di sé che gli altri – il suo ambiente, la sua cultura – gli hanno dato. A governarci insomma è un fragile equilibrio mentale, tanto più fragile oggi che si regge su modelli ideali sempre meno sicuri.

Frui paratis (1)

(meditando Montaigne) “Felice colui che ha regolato in sì giusta misura i suoi bisogni, che le ricchezze di lui possano bastarvi senza speciali sue cure e freni, e senza che lo spenderle o l’ammassarle interrompa altre occupazioni che egli abbia, più convenevoli, tranquille e conformi alla sua inclinazione” (Saggi,I,XIV,pag.83). “Heureux qui ait règlé à siContinua a leggere “Frui paratis (1)”

I ricordi nascosti

(meditando Montaigne) (“Se al mio paese si vuol dire che un uomo non ha senno, dicono che non ha memoria, e quando mi lamento della mancanza della mia, mi rimbeccano e non vogliono credermi, come se mi accusassi di essere insensato. Non vedono differenza fra memoria e intelligenza…Ma essi mi fanno torto, perché l’esperienza insegnaContinua a leggere “I ricordi nascosti”

L’arte del conversare

Se la mia “scuola” dipendesse da quella consuetudine con altri a cui incoraggia giustamente Montaigne, credo che sarei ancora mostruosamente ignorante. Ammetto, insomma, che non so “stare in società”. A mia discolpa posso dire che non è facile imparare dalle conversazioni occasionali o salottiere qualcosa per cui valga la pena di affaticarsi. Solo quando mi accorgo che l’interlocutore abbassa lo scudo e abbandona le solite noiose schermaglie verbali, ecco che l’interesse si accende e il piacere di conversare comincia.

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