Brunetta di lotta, Alfano di governo – I Tg di giovedì 27 giugno

alfano-brunetta1Deve essere bello presiedere un partito in cui i massimi dirigenti dicono l’uno il contrario dell’altro. Ma, intendiamoci, non si tratta di dialettica democratica, ma di consapevole intorbidamento delle acque. Berlusconi, così, fra una settimana, un mese od un anno potrà ben dire, a seconda delle convenienze di fase, che il Pdl con Alfano è stato fedele e vicino a Letta, ma che lo stesso Pdl già a giugno con il capogruppo Brunetta dichiarava che il governo non era adeguato. Solo così si spiegano l’Alfano raggiante che ieri a Porta a Porta e nei Tg magnificava i risultati del cdm, e il Brunetta di oggi che preannuncia la chiusura del rubinetto della fiducia a Letta.

Siccome al momento Berlusconi è “governativo”, i suoi Tg non riprendono Brunetta, mentre per gli altri le fibrillazioni solo ieri scongiurate sono in apertura   (Tg La 7) e comunque nei titoli (Tg Rai). Domani sarà ancora così? Dipenderà dagli sviluppi giudiziari. Oggi il patteggiamento di De Gregorio (titoli per Tg 3 e Tg La 7) sembra inguaiare ulteriormente il Cav, secondo un semplice ragionamento: se un senatore “pagato” per cambiare casacca ammette tutto e patteggia, è probabile che qualcuno l’abbia pagato veramente. Tg 4 fa il capolavoro di titolare sul rinvio dell’udienza preliminare napoletana, senza citare De Gregorio; Tg 5 chiama in causa un giovane sconosciuto avvocato Ghedini, che guarda caso è un legale di Berlusconi e nega tutto facendo intendere che De Gregorio sia poco attendibile.

Il Cavaliere rimane in scena per il Lodo Mondadori (titoli per Tg 1, Tg3, Tg la 7 e, pro domo sua, TG 4): tutto rinviato di due-tre mesi, ma a Cologno Monzese si sottolinea che il Procuratore generale ha proposto uno “sconto” del 10% per Berlusconi: sembrano briciole, ma si tratta di una cinquantina di milioni. Intanto qualche manina agita un emendamento al provvedimento sulle riforme istituzionali, con l’obbiettivo di riparlare di giustizia; il Pd si inalbera perchè non era nei patti. Probabilmente la manovra non riuscirà, ma il segnale per i giudici  è chiaro: “Avete toccato con l’ultima sentenza al processo Ruby il Cavaliere, ma  dovete stare attenti. E’ sempre la politica che comanda”.

Letta in trasferta a Bruxelles scalda poco i cuori, a differenza di quanto avveniva per il Monti “formato esportazione”: aperture obbligate per i Tg Rai e Tg 5, ma in chiave esclusivamente istituzionale. Più sostanziale l’attenzione a Squinzi e ai dati sui 700 mila nuovi disoccupati dal 2007 a oggi; Tg 1 sceglie la frase shock “Toccato il fondo”.

Siccome non ci facciamo mancare niente, va in onda anche “L’attacco al Quirinale” di Grillo (Titoli per Tg La 7 e Tg 4), con il quale il sobrio Portavoce accusa Napolitano di aver invitato un boss mafioso (Berlusconi) sul Colle più alto.

In breve segnaliamo le lacrime di Miccoli, che si scusa per aver “giocato” al mafiosetto con la memoria di Falcone: commento acido per Mentana.

Titoli per tutti sul ritrovamento dell’aereo di Missoni, e apertura per Tg 4.

L’agonia di Nelson Mandela è servizio per molti, e lo stesso vale per la scomparsa del simbolo della lotta alla Sla, Stefano Borgonovo. Benigni diverte su Tg 1 parlando di Dante ed attualità politica.

Concludiamo con il trentatreesimo anniversario della strage di Ustica, ricordata da Napolitano e ripresa in ottimi servizi da Tg 3 e Tg 2. Farsesca l’intervista a Giovanardi che afferma da un lato che non ci furono missili, dall’altro chiama in causa la Libia: quando la coerenza diventa persona. 

Lorenzo Coletta

Dati Auditel dei Tg di mercoledì 26 giugno 2013

Tg1 – ore 13:30 3.476.000, 20.14% ore 20:00 4.491.000, 22.49%.
Tg2 – ore 13:00 2.809.000, 17.25% ore 20:30 2.325.000, 10.07%.
Tg3 – ore 14:30 1.940.000, 12.75% ore 19:00 1.655.000, 12.08%.
Tg5 – ore 13:00 3.094.000, 18.88% ore 20:00 3.394.000, 16.92%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.382.000, 18.88% ore 18:30 942.000, 8.80%.
Tg4 – ore 14.00 689.000, 4.16% ore 18:55 853.000, 6.26%.
Tg La7 – ore 13:30 690.000, 4.01% ore 20:00 1.530.000, 7.54%.

Fonte: http://www.tvblog.it

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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