Boko Haram, la Nigeria, il Camerun e una guerra che rischia di allargarsi

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Cercate su nandocan, negli osservatori tg delle serate più recenti, un accenno qualsiasi a informazioni o commenti su quanto avviene quotidianamente nell’Africa nera, la citazione di un titolo o di un servizio televisivi sulle stragi compiute in Nigeria dalla guerriglia di Boko Haram. Non lo troverete. L’ultimo, se non sbaglio, risale a lunedì 12 gennaio, una decina di giorni fa, e si riferisce ad una denuncia sul tg della 7 di Enrico Mentana, che criticava appunto “l’assenza d’informazione  sulle stragi compiute da Boko Haram nel nord della Nigeria (presenti in breve anche su Tg1)”. Distrazione di Baldazzi? Non credo proprio, anche se non lo si può escludere. In ogni caso è più che evidente l’incredibile sproporzione fra l’attenzione dedicata dai telegiornali alle vittime di episodi, pur limitati, di terrorismo in Europa e la totale disinformazione sulle centinaia di morti e migliaia di feriti e di sfollati che avvengono quotidianamente a poche ore di aereo di distanza da noi.  Non credo che manchino gli inviati e tanto meno i colleghi capaci di imbastire un servizio su immagini di agenzia. Se si tratti di provincialismo, di inconsapevole razzismo o  di inettitudine professionale lascio a voi giudicare (nandocan).  

***di , 20 gennaio 2015* – Terrore, possiamo parlare solo di terrore. Dopo i duemila morti in poco più di una settimana ad inizio gennaio, c’è il rapimento in Camerun di 80 persone. La strategia scelta da Boko Haram per creare il nuovo califfato in Africa ricalca la dottrina di controguerriglia predicata negli anni’80 del secolo scorso dagli specialisti del mondo occidentale per abbattere i “Paesi rivoluzionari”. La Contra in Nicaragua,  quando combatteva il governo progressista Sandinista, faceva lo stesso:  attaccava i villaggi,  sparava e distruggeva le scuole, gli ospedali, ogni luogo di aggregazione delle persone disarmate. Voleva creare panico, paura, insicurezza. Ci riuscì. Boko Haram  segue questo schema e pare sia l’unica dottrina che accetta dall’Occidente. Ricordiamolo: la traduzione di Boko Haram è più o meno: “gli insegnamenti dell’Occidente sono peccato”. Non quelli militari, evidentemente.

L’azione degli integralisti sta diventando continua, serrata, in questo pezzo di Africa. L’escalation sta coinvolgendo militarmente il vicino Camerun, colpito all’inizio della settimana a Mabass,  nel Nord. Sono state rapite quasi ottanta persone,  cinquanta erano ragazzi fra i 10 e i 15 anni. La reazione dell’esercito è stata immediata. Il battaglione di pronto intervento ha intercettato i miliziani ed ha liberato quasi subito una ventina di ostaggi. Gli scontri stanno proseguendo e i militari del Camerun non sembrano intenzionati a mollare.

Il Camerun appare sempre più coinvolto nel conflitto. I tentativi di sconfinamento degli integralisti si sono moltiplicati nell’ultimo anno. In autunno, un tentativo di irruzione era stato bloccato con una lunga battaglia, almeno cento i miliziani rimasti sul terreno in quella occasione. A fine dicembre, l’aviazione del Camerun ha bombardato Boko Haram nei propri santuari, in Nigeria.

L’allargarsi della geografia della guerra preoccupa. All’inizio di gennaio,  il presidente del Ciad, altro Paese confinante,  Paul Biya ha annunciato l’invio di soldati a sostegno dell’esercito del Camerun, con l’obiettivo di respingere l’offensiva dei guerriglieri islamisti. Boko Haram, da parte sua, dalla Nigeria si muove sempre più, reclutando uomini e trovando risorse  proprio in Camerun, Ciad e Niger. E’ il segnale di un cambio di strategia dell’organizzazione: non più colpi “mordi e fuggi”, ma controllo e occupazione reale del territorio. Da qualche tempo, molte città e villaggi del Nord – Est della Nigeria sono direttamente governati dagli islamici, che hanno proclamato un califfato.  Le organizzazioni umanitarie parlano di almeno 1,5 milioni di sfollati e di quasi 4mila morti.

La conquista è stata facilitata dall’atteggiamento dell’esercito nigeriano. Il Paese ha 180milioni  di abitanti, solo in parte musulmani. E’ considerato una potenza economica emergente, ma le strutture istituzionali appaiono fragili. L’esercito, poi, sembra tenersi lontano dai luoghi controllati dagli integralisti, preferendo il disimpegno o ritirandosi durante gli scontri a fuoco.

Un atteggiamento decisamente differente da quello dei militari del Camerun, decisi a non mollare la presa. Il governo di Yaoundé non ha alcuna intenzione di tollerare califfati sul proprio territorio. Boko Haram ha reagito annunciando stragi e vendetta. La guerra rischia davvero di allargarsi nei prossimi mesi.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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