BoJo bugiardo incallito in beffa al lockdown, questa volta paga pegno

da Remocontro, 21 gennaio 2022

Boris Johnson «Partygate»: spunta un’altra festa in giardino a Downing Street. Indaga Scotland Yard. Lo scandalo delle feste a Downing Street durante il lockdown sta tormentando il menzognero premier ben più delle frottole sulla Brexit, che già tutti stanno pagando nella quotidianità. Secondo il Guardian sarebbero sette le volte in cui Johnson ha cercato di sviare le domande sulle feste a palazzo o in cui ha detto di non saperne nulla o di non aver partecipato o di essere stato da un’altra parte.

‘Stravagante strafottenza e inveterato contaballe’

La cronaca politica londinese sfiora sovente l’informazione nazionale popolare da tabloid, e non solo per colpa dei giornalisti. “Portatevi l’alcol da casa” è l’ultima frase appiccicata sul cosiddetto partygate, lo scandalo delle feste a Downing Street durante il lockdown che da settimane sta tormentando il premier, Boris Johnson. «Il quale avrebbe potuto chiudere la faccenda fin da subito, ammettendo il fatto che queste feste ci fossero state e scusandosi anche, ché il resto del paese poteva vedersi al massimo due persone per volta, stando pure a distanza di sicurezza», scrive Paola Peduzzi sul Foglio. «Poteva chiuderla subito, una leggerezza in più o in meno, a questo governo così abituato a camminare lungo i bordi, sarebbe forse stata perdonata, e invece no: ha negato».

Oltre la strafottenza

Il conteggio delle bugie del premier è cominciato, e per ora solo su questo ultimo scandalo di palazzo. Secondo il Guardian sarebbero sette le volte in cui Johnson ha cercato di sviare le domande sulle feste a palazzo o in cui ha detto di non saperne nulla o di non aver partecipato o di essere stato da un’altra parte. «E mentre è sotto accusa, molti iniziano a chiedere: quanto costa una bugia tanto evitabile? E se il premier mente su queste cose, che ne è della credibilità delle misure sanitarie prese dal governo?».

Lo scandalo monta

La mail con l’invito alla festa clandestina – ‘Bring your own booze’ portatevi da bere, esortava l’invito alla distensiva festicciola – è stata resa pubblica ieri dall’emittente televisiva Itv, mentre alcuni testimoni hanno confermato alla Bbc che il Premier e l’allora di lui ancora fidanzata Carrie Symonds vi avrebbero pure preso parte. «Dove l’aspetto del portarsi da bere per non mischiare i bicchieri a un consesso proibito è allo stesso tempo osservanza e violazione delle norme di distanziamento sociale imposte al resto del paese durante il primo lockdown, oltre che perfetto esempio del bispensiero che alberga nelle menti di Johnson & Co», sottolinea Leonardo Clausi sul manifesto.

Matrioska delle fandonie

Tutto il regno, quello politico in particolare in attesa della verità dall’inchiesta affidata a Sue Gray, che dovrebbe ascoltare a momenti la testimonianza di Johnson. Problema, che la stessa Gray è subentrata al precedente incaricato, Simon Case, nel cui ufficio si era, ohibò, tenuto un altro rinfresco che lo aveva indotto a farsi da parte per non dover investigare se stesso. «Ostaggio della sua matrioska di fandonie, “Boris” è sempre più un leader seriamente in odore della sfiducia anche dei fedelissimi della più svitata destra Tory». E persino il leader dei conservatori scozzesi, Douglas Ross, sostiene che il Primo ministro dovrebbe fare un passo indietro.

«Partygate», fine della credibilità

Partygate ultimo scandalo di una serie, sottolinea Luigi Ippolito sul Corriere della Sera. «Dal tentativo di proteggere un deputato conservatore accusato di lobbysmo illecito alle rivelazioni sulla ristrutturazione dell’appartamento privato di Downing Street, pagata da un donatore del partito. La sensazione è quella di un establishment che pratica un doppio standard: una regola vale per il popolo, un’altra per i potenti. Ma quando in gioco ci sono le vite delle persone, come durante l’emergenza Covid, più che una scivolata di gusto è un comportamento agghiacciante».

Laburisti in testa e successori Tory

La popolarità di Johnson è a picco e i laburisti hanno ampiamente scavalcato i conservatori nei sondaggi. «Le reazioni nel partito di fronte a queste ultime rivelazioni sono furibonde e si fa strada l’opinione che il governo Johnson sia ormai senza direzione, in grado solo di caracollare da una figuraccia all’altra». Ed è già corsa per la successione a Boris. Due principali sfidanti sono il cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, e la ministra degli Esteri, Liz Truss.

Boris sopportabile solo se vincente

La relazione dei conservatori con Johnson è sempre stata pragmatica: lui è stato scelto come leader solo perché in grado di vincere le elezioni. Nel clima attuale, l’appuntamento decisivo diventano le amministrative di maggio: se i Tories andranno male, come si teme, con tutta probabilità Boris verrà accompagnato alla porta.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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