Big Pharma preme su Obama contro l’India, che produce medicine low cost

C’è chi si ostina a credere (udite, udite!) che beni e servizi essenziali come la salute, la scuola, il lavoro, l’informazione, il trasporto pubblico dovrebbero essere accessibili a tutti e a tutte le tasche. E che compito di una politica non subalterna all’economia, l’unica che possa dirsi di sinistra, sia quello di garantirne l’uso universale, sottratto alla logica del profitto. Per questo vado volentieri alla ricerca di siti web come “Remo contro”, curato dal mio vecchio amico Ennio Remondino, dal quale ho tratto l’articolo che segue. (nandocan).

big-pharma***di Marco Lauria, 24 gennaio 2015* – Le grandi multinazionali del farmaco fanno pressing su Obama per imporre sanzioni economiche contro i brevetti delle medicine low cost. In ballo c’è la salute di decine di milioni di persone nel mondo. Eppure la pillola anti epatite C in Europa costa 1000 euro, in India 1 euro. Chi ha ragione?

Big Pharma festeggia l’arrivo in India del presidente Usa Barack Obama, previsto per il 25 e 26 gennaio prossimo. Ad accoglierlo il primo ministro indiano Naranda Modi. Il viaggio potrebbe rappresentare la fine dei farmaci anti cancro a basso costo per milioni di persone in tutto il mondo. I due capi di governo, infatti, parleranno di cambiamenti climatici, scambi commerciali, ma anche dei fastidiosi brevetti sulle medicine low cost prodotte dal gigante asiatico, che rallentano i profitti delle grandi corporation.

Non è un segreto la guerra aperta tra i big del farmaco e l’India, uno dei maggiori produttori di versioni generiche a basso costo di farmaci che vengono venduti in tutto il mondo. Ecco perché la visita di Obama rappresenta un nodo fondamentale per il futuro della politica sanitaria globale. L’esempio indiano, che rivede a ribasso i brevetti delle grandi multinazionali, piace a molti. Indonesia e Filippine hanno recentemente adottato leggi simili a quel modello. Brasile e Colombia stanno per fare lo stesso.

L’India cattiva maestra insegna al mondo come salvare vite umane spendendo poco. La stessa pillola anti cancro che la svizzera Novartis vende a 2.600 euro a confezione, il Paese asiatico la fa avere ai suoi malati per 176 euro. Sulla vicenda il colosso elvetico ha perso una battaglia legale. La Corte suprema indiana ha messo il diritto alla salute della popolazione davanti agli interessi privati. Ecco perché Big Pharma è infuriata e tenta di convincere gli Stati Uniti a emettere sanzioni economiche se le cose non cambieranno.

È il profitto bellezza e tu non puoi farci niente! In ballo però c’è la salute di decine di milioni di persone non solo in Asia, ma anche in Africa e America Latina. In realtà la cosa interessa anche i Paesi più ricchi. In Italia ogni compressa del farmaco che cura l’epatite C costa 1000 euro – 66 mila euro per tre mesi di terapia. L’Ufficio brevetti Indiano ha respinto la richiesta di registrazione presentata dall’azienda farmaceutica americana Gilead. Ora lo producono a un prezzo 1000 volte inferiore a quello venduto in Usa ed Europa.

Intanto le multinazionali del farmaco si stanno organizzando, tornando alla carica per sfruttare le trattative in corso tra Usa e India per i nuovi investimenti. «Raccogliamo un milione di firme per difendere l’India, in questi anni la preziosissima farmacia dei poveri di tutto il mondo», scrive Avaaz, il portale delle campagne sociali online. Sul web le adesioni sono arrivate a oltre 750 mila. Raggiunta la cifra tonda del milione verranno consegnate a Obama durante il suo viaggio indiano, fanno sapere.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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