Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Il G20 politico media, i fatti sul clima in Scozia

da Remocontro, 5 dicembre 2021

Tiepide convergenze climatiche, per tener dentro la Cina, uno dei titoli del giorno dopo il G20 di Roma. Un vertice a forte impronta anti-cinese, e Draghi che ricuce almeno in parte con Pechino.
Sul clima un assegno senza data. Il G20 condivide gli obiettivi (parole), ma non tempi e modi (fatti).
Bicchiere mezzo pieno e assieme mezzo vuoto.

Paesi in via di sviluppo e chi ha inquinato prima

«Quando voi inquinavate, noi emettevamo zero emissioni perché eravamo poveri. Ora non potete puntare il dito contro di noi». Così dicono i Paesi meno ricchi che non possono permettersi ora e subito di rinunciare alla energie fossili. Il cane che si morde la coda, con Mario Draghi che media, ottenendo che ora anche Russia, Cina e India riconoscono la validità scientifica di tenere il riscaldamento globale entro il grado e mezzo di aumento. «Prima volta che accade in un G20», segnala Angela Mauro sull’HuffPost.

Cambiale senza data di scadenza

Il solo accordo sul clima possibile, anche se di fatto il testo finale cancella la data del 2050 per la neutralità climatica, sostituendola con un più vago “entro o intorno alla metà del secolo” e trasferendo tutti i nodi irrisolti della trattativa globale alla Cop26 da oggi a Glasgow. Obiettivo emissioni zero entro il 2050 che sfuma e buone volontà da definire, ma dalla politica almeno lo stop ai finanziamenti internazionali per le centrali di carbone per la fine del 2021, e 100 miliardi di dollari annui da trasferire ai paesi poveri per aiutarli nella transizione.

Multilateralismo, Mosca e Cina

Multilateralismo, confronto, discussione, anche se Vladimir Putin e Xi Jinping hanno disertato Roma, collegati online da Mosca e Pechino. Anche se in giornata Taiwan avverte di otto aerei militari cinesi nei dintorni e il segretario di Stato Tony Blinken e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, devono scambiarsi accuse e minacce. Pace fatta invece sul fronte dazi su acciaio e alluminio tra Usa e Ue. «L’intesa chiude l’era Trump, ma rinsalda i rapporti transatlantici in nome di un nemico comune: la Cina. Perché l’accordo punta a escludere l’import di acciaio cinese sul mercato statunitense: troppo ‘sporco’ di carbonio, è la motivazione».

Draghi mediatore del possibile

«Pechino produce circa il 50 per cento dell’acciaio mondiale e molti impianti vanno a carbone. Convertire questi impianti e adattare la produzione di acciaio è una transizione difficile. Questo spiega la loro difficoltà: non è tanto la mancanza di pressione dell’opinione pubblica. Io penso che anche lì si lamentino dell’inquinamento, ce n’è evidenza diffusa». Non guerra di sistemi, ma confronti sugli effetti a danno di tutti.

Onu, «Speranze non sepolte»

«Cina e India più intenzionate a collaborare, e non era scontato», conclude Draghi. E il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres lascia Roma «insoddisfatto ma con speranze non sepolte». Il giudizio degli ambientalisti è invece più severo. «Se il G20 è stato una prova generale per la Cop26, i leader mondiali non si sono dimostrati all’altezza. Nel loro comunicato hanno usato parole deboli, prive sia di ambizione che di visione, e non sono riusciti a cogliere l’importanza di questo momento storico», afferma Greenpeace. «Il G20 sul clima ha scoperto l’acqua calda», scrive su HuffPost il presidente di Legambiente Stefano Ciafani.

Fare di più era difficile

Fare di meglio era difficile, data la rigidità di alcuni attori di primo piano del G20, sottolinea Giulia Belardelli. Paesi come Cina, Russia e Arabia Saudita avevano già indicato il 2060 come orizzonte entro cui raggiungere l’equilibrio tra emissioni e assorbimento di anidride carbonica. «Il premier indiano Modi è arrivato al vertice senza promesse, e né il corteggiamento di Biden né le attenzioni di Draghi sono bastate a strappargli un impegno per il 2050. Senza questi pesi massimi, la vaghezza della formula “entro o intorno a metà secolo” è stata l’unica via per uscire dall’impasse e poter dire al mondo di aver trovato un accordo».

La dicitura “entro o intorno a metà secolo”, infatti, è considerata da più parti un cedimento rispetto alla linea originale dell’asse transatlantico, che puntava a estendere a tutti la scadenza del 2050.

Articoli recenti:

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: