Benetton

Che i principi morali si fermino spesso sulla soglia dell’interesse può essere vero anche in questo caso, tuttavia va ammesso che altro è la gestione delle autostrade e altro una partecipazione di minoranza in una società come Alitalia a maggioranza statale (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 18 settembre 2019 – “A mia insaputa”: ricompare la frase “scarica-barile” con la quale da anni i responsabili di malaffare tentano di farla franca. Questa volta non è esplicita, ma la si ricava dallo “stato di shock” confessato dai Benetton, nel venire a conoscenza delle intercettazioni dei manager di Autostrade, sulla volontà di risparmiare nella sicurezza delle manutenzioni. Come se quello stile speculativo non fosse loro noto né voluto, ma si trattasse solo di malaffare circoscritto a qualche mela marcia.
Il messaggio di “innocenza aziendale” traspira anche dalla traiettoria morbida di uscita di Giovanni Castellucci – ad di Aspi all’epoca del crollo del ponte – prima destinano ad altro incarico (ad della controllante Atlantia) e adesso lautamente ricompensato (13 milioni) per igienizzare l’ambiente con le sue dimissioni.

In tutto ciò, quello che non si capisce è l’atteggiamento schizofrenico del Governo, che da una parte manda messaggi di profonda sfiducia ai Benetton come gestori autostradali (fine o revisione del contratto di gestione), ma poi li coinvolge nel salvataggio Alitalia, come se niente fosse. Come spesso accade, il principio si ferma sulla soglia dell’interesse.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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