Barbagallo (e Angeletti) in crociera coi soldi della UIL

Che dire? Non posso che diffondere e sottoscrivere (nandocan)

***da Massimo Marnetto, 17 settembre 2016

Segretario Carmelo Barbagallo, (info@uil.it)
lei si deve immediatamente autosopendere dal suo incarico.

Fino al totale chiarimento delle scandalose notizie relative a crociere di lusso effettuate con sua moglie, pagate con i soldi della UIL. Cioè a spese dei lavoratori che si vedono detratta la loro quota sindacale su ogni busta paga. A rendere ancora più vergognosa la vicenda è la presenza del suo predecessore Luigi Angeletti (sempre con gentile consorte) e la penosa versione che ha fornito al magistrato per giustificarsi.

Come un marito scoperto al letto con l’amante, Angeletti si arrampica sugli specchi per dire ai pm che non è come sembra e che può spiegare tutto. E così mette a verbale – senza arrossire di vergogna – che le crociere con Barbagallo (e signore) erano occasioni di lavoro, “allo scopo di consentirci di discutere in maniera approfondita, e per più giorni, di importanti tematiche relative principalmente al blocco dei contratti del pubblico impiego”. Nessuna giustificazione invece è stata neanche tentata circa gli esborsi emersi dalle tracce della carta di credito sindacale per importanti spese effettuate in varie gioiellerie.

Segretario Carmelo Barbagallo,
questi fatti sono inaccettabili.

E ricoprono di vergogna chi li ha commessi e chi li copre con il proprio silenzio all’interno del sindacato. In molti ci saremmo aspettati riflessi pronti e prese di distanza, mentre regna un silenzio da casta. E nel sito ufficiale della UIL non c’è la minima traccia della vicenda. Come iscritto al sindacato (Cgil) chiedo la sua immediata sospensione e – se i fatti fossero confermati – la sua espulsione e la costituzione della Uil come parte civile. Perché la dignità del lavoro mai come oggi è sotto il violento attacco dei poteri forti, che tentano in ogni modo di svalutarlo. E chi in questo difficile contesto sottrae credibilità alla rappresentanza del lavoro con crociere e gioielli non è solo un ladro, ma anche un traditore. E deve sparire.

Con vigilanza democratica
Massimo Marnetto

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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