Barattolo

Condivido solo in parte quanto scrive Marnetto sul trattamento subito da Zingaretti, che nel partito ha fatto comunque carriera. Vale invece per tanti semplici iscritti e militanti. Ma non metterei il punto interrogativo sul valore dell’amicizia in un partito. Quella con chi sta in alto eccome se conta! (nandocan).

***di Massimo Marnetto, 6 marzo 2021 – Il massacro di Zingaretti – a cui giustamente si è sottratto – mi fa pensare ad una domanda che spesso mi sento rivolgere: perché non fai politica? A parte che ritengo di farla da cittadino vigile, ma il senso della frase è incoraggiarmi ad entrare in un partito. Dove ho provato a partecipare da iscritto, ma dal quale sono scappato quando ho scoperto che il massimo delle energie devi spenderlo nel procurare consenso al partito, al candidato e infine a te stesso, se vuoi salire di livello. E gli ideali, che valore hanno? Zero. Le proposte? Zero. L’amicizia? Zero. 

Se insisti con i valori messi in pratica – gli ultimi a cui fare ripetizioni gratuite, uno sportello Erasmus peri giovani o le periferie da ascoltare – vieni messo nella corsia con una classificazione a parte: rompicoglioni semplice, anima bella di primo livello e – se proprio godi della considerazione degli altri – puoi aspirare a diventare “risorsa”. Ovvero uno che dice cose interessanti, ma che non si adegua alle priorità del partito. Capisco Zingaretti e la sua esasperazione. Spero solo che non finisca in un barattolo sotto formalina, esposto con un’etichetta dorata su cui si legge: “Risorsa di Partito”.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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