“Barattare il sapere”: le Trade school si fanno strada in tutto il mondo

Trade school MilanoIniziative di questo tipo non sono una novità. Penso alla già nota e diffusa, almeno qualche anno fa, “banca del tempo”. Non possono sostituire un lavoro che manca ma sono un modo simpatico di socializzare e rendersi utili. Dal 2011 una Trade School si  è aperta anche a Milano, come riferisce oggi il “redattore sociale”. La T.S. nasce nel 2010 a New York per poi essere esportata in un primo momento a Milano, quindi in altre parti del mondo: Londra, Oakland, Charlottesville, Colonia, Singapore, Guadalajara. (nandocan)

***Berlino, 3 giugno 2014 – Un sistema di apprendimento basato sul baratto, senza scambi di denaro. Sono queste le Trade School, scuole nate a NewYork e ora diffuse in tutto il mondo. Dal 2011 al 2013 un’esperienza anche a Milano, con la partecipazione a diversi corsi di duecento studenti e quaranta insegnanti. Ma una delle più attive scuole del baratto a livello internazionale è a Berlino, dove il corso che ha riscosso più successo quest’anno è stato quello per pizzaioli, e dove si preparano a inaugurare un workshop su come costruire una sauna finlandese con materiali naturali.

Come funzionano. Il funzionamento delle trade school è semplice: si decide sui corsi da tenere, e ogni insegnante che organizza un corso fa una lista di cose di cui ha bisogno. Stabilisce, per esempio, che la quota di iscrizione è di un CD della musica preferita dello studente, un appuntamento per uscire insieme, una visita guidata della città, aiuto con un progetto di grafica, una corda per saltare, un vino non francese, un pelouche, una foto, delle bustine di tè, una maglietta taglia small o medium, una sorpresa, una parrucca, del lievito per pane, una pianta e chi più ne ha più ne metta. Gli studenti pagano portando i prodotti richiesti e si parte.
Harley Aussoleil, una delle organizzatrici della scuola di Berlino, spiega: “Abbiamo iniziato a gennaio dell’anno scorso, prendendo esempio dall’esperienza di New York, la città da cui vengo. Con questa scuola, vogliamo favorire la cooperazione invece della competizione fra studenti, l’aiuto reciproco e l’apprendimento di tutti da tutti”.

Corsi: di tutto, di più. I primi corsi sono stati tenuti in un’ex birrificio in un sobborgo a quaranta chilometri da Berlino, ma poi Harley, il suo amico Jes (i due iniziatori del progetto) e gli altri tre membri del team, Katharina, Laura e Vanessa si sono trasferiti nella centralissima zona di Kreutzberg, in un locale chiamato Boys Club che ormai, in particolare per Harley e Jes, è come una casa.
Fra i corsi che la Trade School ha organizzato c’è stato quello di rilegatura di libri, quello sull’arte spirituale e terapeutica del reiki, quello per imparare a comporre musica elettronica e anche un workshop sullo speed dating.
E se si scorre fra le classi attualmente disponibili nelle trade school in tutto il mondo, si trovano, fra gli altri, un workshop per imparare l’alfabeto Braille a Dublino, un corso su come viaggiare spendendo poco a Guayaquil in Ecuador, lezioni per  assemblarsi da sé un personal computer a Indianapolis, classi di flamenco per principianti a Los Angeles, corsi per blogger e per imparare a usare Twitter a Westminster (Londra).

“Siamo molto contenti di come sono andate le prime due stagioni della Trade School – dice Harley – ma vogliamo ancora migliorare, rendendo per esempio più aperta e partecipata la discussione su che tipo di classi possiamo offrire. Ora capita che un insegnante per esempio non proponga un corso perché non si sente sufficientemente preparato, e invece l’idea non è quella di essere perfetti o massimi esperti della cosa che ci si offre di insegnare. Un altro problema che abbiamo è come sostenerci: il tempo che passiamo in questo posto e che sottraiamo ad altre attività quotidiane non ci viene remunerato, non abbiamo mai accettato donazioni e dedichiamo molti sforzi al mantenimento della Trade School”.

E’ per questo che harley e i suoi quattro compagni stanno pensando, ad esempio, a un sistema di baratto anche per ricompensare loro, gli organizzatori, delle energie che mettono per mantenere vivo il progetto.
“Oltre alla sauna – continua Harley – nelle prossime settimane partiremo con corsi di panificazione e di cucina vegan e poi siamo aperti a tutte le proposte che ci verranno fatte. I corsi pratici sono quelli di maggior successo. Di solito abbiamo fino a venti alunni per classe, anche se dieci è il numero ideale e ci siamo trovati anche a fare classi in cui c’erano un insegnante e uno studente”.

La Trade School di Berlino ha instaurato, nei suoi due anni di vita, diverse collaborazioni con altre scuole in giro per il mondo: “Abbiamo chiesto consigli di tipo organizzativo e logistico alla trade school di Norwich, in Inghilterra, con cui stiamo pensando di gemellarci, ma anche a quella di Milano e a quella di Halle in Germania. Ora stiamo scrivendoci con la trade school di Quito per chiedere consiglio a loro sulle classi da tenere all’aperto, visto che si avvicina l’estate. Una delle cose più interessanti che ci riserva il futuro prossimo, è proprio quella di portare il concetto di questo tipo di scuola al di fuori dell’edificio in cui è attualmente ospitata, negli spazi verdi che la città di Berlino ci offre, sperando che il bel tempo ci sarà di aiuto”. (Maurizio Molinari)

© Copyright Redattore Sociale, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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