Balls of steel: Letta, Renzi e la Cancellieri

Linguaggio goliardico a parte, questo articoletto di Capece Minutolo conteneva un’osservazione pungente sulla straordinaria eco che ha avuto la birichina dichiarazione di Renzi sulle dimissioni della Cancellieri. Civati una settimana dopo ha cercato di “stanarlo” con la proposta di votare la sfiducia. Napolitano e Letta hanno confermato la fiducia. Che dirà Renzi? (nandocan). 

 


da “Cronache laiche” Alberto Capece Minutolo, venerdì 8 novembre 2013

Le comiche finali. Letta da Dublino fa sapere che in Europa gli attribuiscono delle palle d’acciaio, anzi balls of steel come il povero premier immagina che si dica a Monaco o a Parigi e succede come nell’avanspettacolo: il pubblico si sganascia, gli tira i pomodori e gli bercia addosso che semmai racconta palle d’acciaio. Certo abbiamo un duo formidabile: Ci pensa Rocco e Ci pensa Enrico, il sistema riproduttivo italiano nella sua interezza gode buona salute, un po’ meno il lato b dei cittadini costretto a fare le spese di tanta virilità. Però bisogna riconoscere a Letta una certa spavalda impudenza da fighetto che non ha mai lavorato un giorno: metallizzare i propri attributi dopo non aver avuto nemmeno il coraggio di far dimettere la Cancellieri, è come dire di aver pescato uno storione nella fontana di Trevi. Ma si sa che il miles gloriosus è ormai da 2300 anni il carattere più tipico dell’italianità, va da Plauto a Verdone attraversando 90 generazioni: non vorrei che venisse scambiato per le radici dell’Europa vista l’abbondanza di accaniti trifolau di tuberi cultural continentali nei salotti dell’intellighentja.
Ma a proposito di soldati fanfaroni e della Cancellieri: c’è anche Renzi che non smentisce mai la sua maschera. A cose fatte dice che lui la ministra della giustizia non l’avrebbe difesa. E’ stato accuratamente zitto quando il suo parere poteva valere qualcosa, e se ne esce fuori adesso per fare bella figura senza pagare pegno e senza rischiare di compromettere la permanenza dell’amica di Ligresti. Ma qui al miles gloriosus si unisce il Calandrino, quello che pensa di poter far fessi tutti. E in effetti i titoloni su questa farsa canaglia, si sprecano: i media i fessi li sanno fare a comando e in effetti è una cosa che gli riesce molto meglio di informare. 

Cosa ci vogliamo aspettare del resto? Letta in un tweet si è persino attribuito un Dna nascosto da bimbominkia. Nascosto “mika” tanto però: si capisce bene che le sue dichiarazioni avrebbero bisogno di faccine per spiegare che le cose le dice per scherzo o per evitare le formule trite che è costretto ad usare per non dire nulla. L’altro, il fanfarone a posteriori, è di per sé uno smile ed è un vero peccato che sia costretto a ripetere frasi a pappagallo e terminando sempre con un tvb. Entrambi, visto che del popolo non gliene frega nulla, puntano decisamente sull’immagine pop: giovani, belli, freschi e fresconi.

Alberto Capece Minutolo

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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