Azzardo, “pessimo esempio per i giovani il condono ai concessionari”

slotmachineIl Senato ha respinto l’abolizione dell’articolo 14 del decreto Imu sul condono della maximulta da 98 miliardi di euro ai concessionari. “Un invito a evadere”, spiega Isabella Poli del Centro studi minori e media. Chi ci rimette sono i progetti di prevenzione

MILANO, 6 settembre 2013 – Una moratoria non fa primavera: l’Italia resta un Paese d’azzardo. Lo dice Isabella Poli, direttrice del Centro studi minori e media nel giorno in cui si dovrebbe celebrare una vittoria contro i grandi concessionari del gioco: l’approvazione di una mozione della Lega Nord per bloccare la nascita di nuove sale gioco in Italia. “Ma non si parla del fatto che un’altra è stata respinta”, precisa Poli. Il Movimento 5 stelle infatti chiedeva che fosse abolito il condono ai concessionari dei giochi d’azzardo che permetteva loro di avere uno sconto sulla maximulta per un contenzioso sui contributi versati allo Stato. La norma, inserita nel decreto Imu, riduce il conto da 98 a 2,5 miliardi di euro. “Da un punto di vista etico è un pessimo esempio, soprattutto per i giovani: è un incitamento all’evasione”, commenta Poli.

Non solo: nel dibattito in Parlamento i rischi per i minori connessi al gioco d’azzardo non sono più parte del dibattito dai tempi del decreto Balduzzi. Soprattutto per quanto concerne il gioco on line: “Un nostro studio di tre anni fa ha evidenziato che la maggior parte dei minorenni passa circa tre ore al giorno davanti ai videogiochi. È facile che navigando accedano a giochi d’azzardo on line ed è molto facile fingersi maggiorenni”, precisa Poli. Ma secondo il Centro studi minori e media non c’è stata una vera attenzione del Governo sul problema, tanto che non è nemmeno stato fatto un lavoro di sensibilizzazione: “Per quelle che è la nostra filosofia è invece un tema chiave per il contrasto al gioco d’azzardo patologico”.

Nonostante la patologia sia stata inserita nei Lea (livelli essenziali di assistenza), non ci sono soldi per finanziare nessuna attività di contrasto e prevenzione. “Con quei 98 miliardi condonati, invece, si potrebbero fare moltissime cose, sarebbe come una finanziaria”, continua Poli. E soprattutto sarebbero abbastanza per tutelare i minori, i più fragili e i più esposti al rischio dipendenza da gioco. (lb)

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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