Autostrade, guadagno privato e interesse pubblico

Foto Valerio Portelli/LaPresse 17-09-2019 Roma, Italia CDA Straordinario Atlantia Cronaca Nella foto: CDA Straordinario Atlantia Photo Valerio Portelli/LaPresse 17 September 2019 Rome, Italy Extraordinary Board of Directors of Atlantia News In the pic: Extraordinary Board of Directors of Atlantia

Sproporzione nella concessione delle autostrade all’ASPI tra la tutela del guadagno privato e quella dell’interesse pubblico. Un emendamento Prodi alla legge di Berlusconi smontato da Salvini. Ogni imprenditore specula se non trova limite nella norma.

la tutela del lucro dei privati

***di Massimo Marnetto, 11 luglio 2020 – Più si entra nelle pieghe del contratto di concessione delle autostrade all’Aspi dei Benetton – oggetto dell’ipotesi di revoca –  più sembra di essere in presenza di una depenalizzazione del reato di danno erariale. Infatti, c’è una sproporzione abominevole tra la tutela del lucro dei privati (concessionari) e dell’interesse pubblico, rappresentato dal concedente (lo Stato, cioè noi).

Da Berlusconi a Prodi

La legge che consente questo squilibrio è (attenzione alla data) la n. 101 del 6 Giugno 2008, ovvero approvata quasi un mese dopo l’insediamento del Governo Berlusconi (8 Maggio 2008). Ma c’è anche un altro protagonista di questo “regalo di Stato” ad Aspi: la Lega di Salvini, Che con un emendamento (art. 8-duodecies) infilato nella fase di conversione del decreto legge, smonta il vincolo – voluto dal precedente Governo Prodi – tra profitti e qualità delle prestazioni del concessionario.

L’imprenditore specula senza un limite nella norma

Ora tutte le accuse sono rivolte verso i Benetton, diventati i Maletton per la loro sete di guadagni. Ma l’imprenditore – se non trova il limite – si allarga fino alla speculazione. E’ la sua natura. Deve essere l’amministratore politico a impedirglielo, con una normativa rigorosa che tuteli l’interesse generale, scopo ultimo del suo ruolo. Cosa che non hanno fatto né B né Salvini.

Ma riabilitare Berlusconi mai

Come andrà a finire la revisione di questo malsano rapporto con Aspi lo vedremo presto. Quello che non deve invece assolutamente accadere è riabilitare B, che anche in questa vicenda ha fatto il male dell’Italia.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: