Attenti all’acqua: ha ragione Civati (a proposito, grazie)

Civati Pippoda Piero Filotico, 8 ottobre 2013 – Incuriosito dal titolo-domanda (“Dove sono finiti i referendum per l’acqua pubblica?“) di un  post di Pippo Civati, me lo sono letto per intero e, preoccupato, sono andato a cercare il documento governativo cui Civati fa riferimento a proposito dell’acqua ‘bene comune’, come sancito in un referendum che ha registrato un successo plebiscitario. Scrive Civati, a un certo punto: “Non a caso, nel documento “Destinazione Italia”, questo Governo sostiene le gestioni private dell’acqua, che viene intesa come un business per aprire l’Italia agli investimenti stranieri. Altro che “servizio pubblico”.

Così sono andato a leggermi il famoso “Destinazione Italia“, il piano approvato il 19 settembre dal Consiglio dei Ministri e diretto ad attirare nuovi investimenti dall’estero, contenente una serie di 50 misure articolate intorno a tre punti fermi: attrazione, promozione, accompagnamento (lo trovate sul sito del Governo,http://www.governo.it). Arrivato alla Misura 43, ‘Attrarre investimenti nei settori Green’ (pagina 34) leggo:

Problema/opportunità: esistono ancora grandi spazi di investimento nei settori della green economy, in particolare per quanto riguarda lo sfruttamento delle energie rinnovabili e la valorizzazione delle risorse idriche [‘ahi, ahi’ mi dico] e dei rifiuti.
Soluzione: sono proposti interventi specifici per attrarre investimenti in questi specifici ambiti: Energie rinnovabili; Valorizzazione dei rifiuti;Servizi Idrici.

 

Alt, ci siamo. Vi risparmio gli altri due e riporto qui di seguito il capitoletto che illustra i propositi governativi sull’acqua (il neretto è nel testo originale):

 

Servizi Idrici. Il settore dell’acqua in Italia presenta performance del tutto insoddisfacenti, in termini di perdite di rete e di efficienza della rete fognaria e della depurazione. L’infrastruttura richiede grandi investimenti, in particolare al Sud, e l’assetto gestionale dovrebbe diventare più efficiente, con aziende più grandi, più professionali e più efficienti. È necessario superare queste difficoltà e avviare un’opera di modernizzazione del settore.

 

Non aggiungo altro. Le “performance insoddisfacenti“, i “grandi investimenti, in particolare al Sud“, l’assetto gestionale “più efficiente“, le aziende “più grandi, più professionali e più efficienti“, la necessità di avviare “un’opera di modernizzazione del settore“: sono sospettoso se dico che sono espressioni già sentite? E da chi, se non dai grandi gruppi internazionali che gestiscono l’acqua facendola divenire fonte di profitto da bene fondamentale che è e deve rimanere?
Occhio, che qualcuno sta pensando di fregare di nuovo noi cittadini, strafregandosene dei referendum. Non sarebbe la prima volta, vero? Comunque grazie, Civati.

Mi piace:

Etichette: 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: