Attacco terroristico all’aeroporto di Istanbul, 36 morti e 147 feriti

Il bilancio di 36 morti e 147 feriti è confermato anche alle 12 di oggi. Secondo la polizia di Istanbul, un uomo e una donna sarebbero stati arrestati. Naturalmente, ci si chiede se vi sia, come probabile, un diretto collegamento con il recente riavvicinamento di Erdogan alla Russia e a Israele. Ottenute le scuse dagli israeliani per l’incidente Mavi Marmara, Erdogan aveva indirizzato una lettera di scuse al presidente russo Vladimir Putin per l’abbattimento del jet russo che il 24 novembre 2015 avrebbe violato per pochi minuti lo spazio aereo turco durante un’operazione contro i ribelli siriani. Come aveva ricordato Ennio Remondino in un post precedente, “Mosca aveva reagito all’abbattimento del suo caccia bombardiere con dure sanzioni contro Ankara: divieto all’importazione di generi alimentari; interruzione di tutti i flussi turistici dalla Russia; sospensione di tutte le joint venture turco-russe; sospensione di tutti i permessi di lavoro a cittadini turchi in Russia; sospensione del nuovo gasdotto del Mar Nero che doveva facilitare le esportazioni di gas russo verso la Turchia”. Una punizione costata ad Ankara non meno di 2 miliardi di dollari, troppo per non cercare un riavvicinamento anche a costo di rinunciare ai buoni rapporti mantenuti a lungo con i terroristi dell’ISIS (nandocan).

***da RemoContro, 29 giugno 2016 – L’attacco di tre kamikaze di fronte alla zona controllo bagagli delle partenze internazionali dell’aeroporto Ataturk di Istanbul, quello sulla parte europea della città, il più frequentato, con oltre 40 milioni di passeggeri ogni anno. Bilancio attuale, 36 morti e 147 feriti ma i dati in proposito non sono assolutamente certi. L’aeroporto alle 22 e 10 ora locale, le 21 e 10 italiane, ora della strage, era certamente pieno di passeggeri, c’è da temere un bilancio ancora più pesante, date le condizioni gravissime di molti feriti.

Gli attentatori avrebbero iniziato a sparare con i kalashnikov contro chi passava in quel momento per entrare nella zona controlli bagaglio. Poi i tre terroristi si sarebbero fatti esplodere tra i passeggeri in fuga. Aeroporto chiuso, soccorsi nel caos e passeggeri allo sbando sino a questa mattina. La Turchia delle compromissioni con Isis in chiave anti Assad in Siria e della guerra all’irredentismo curdo in casa, paga nel sangue le sue molte contraddizioni politiche recenti.

L’attentato, questo pare un elemento certo, è avvenuto nella prima zona di controllo bagagli e passeggeri sul metal detector, passaggio insuperabile per i tre kamikaze che oltre alla cintura erano armati di kalashnikov. Per i normali passeggeri, superato quel primo controllo molto severo, l’accesso ai ckeck-in, al controllo passaporti, poi, nella zona internazionale, ai gate prima dell’imbarco un ulteriore controllo personale col metal detector e del bagaglio a mano.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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