Attacco di terra a Gaza e guerra civile in casa. Assenza di risposte politiche e non solo militari

Mai come oggi è divenuto chiaro a tutti che Israele non potrà mai essere insieme uno Stato ebraico e una democrazia. A meno che non si consideri democratico l’apartheid a cui lo sta condannando la politica coloniale di Netanyahu. E se la prospettiva dei due Stati si va esaurendo ogni giorno di più, l’unica via di uscita resta quella auspicabile fin dall’inizio: uno Stato laico e liberale in cui tutti, arabi ed ebrei, abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri. (nandocan)

di Remocontro, 13 maggio 2021

Israele attacca Gaza, già con i carri armati dentro la Striscia. Conferme e smentite da parte dei vertici israeliani per la prima volta apparsi in confusione. Infine l’ammissione ufficiale del portavoce militare Jonathan Conricus: «Sì. Come è scritto nella dichiarazione. In effetti, le forze di terra stanno attaccando a Gaza. Questo vuol dire che sono nella Striscia». Ma, secondo il Times of Israel, «alcune truppe erano effettivamente posizionate in un’enclave tecnicamente all’interno del territorio di Gaza, ma a tutti gli effetti sotto il controllo israeliano».

Intensificati gli attacchi aerei e di artiglieria di Israele su Gaza e i lanci di missili da parte di Hamas, secondo il live blog di Al Jazeera che cita Safa Press. L’agenzia riferisce di “nuovi raid israeliani contro la parte orientale e settentrionale di Gaza City”.

Attacco via terra, non ancora invasione

Truppe israeliane sono entrate stanotte a Gaza per un attacco di terra contro le postazioni di Hamas. Il portavoce militare ha precisato che i soldati sono penetrati dal nord della Striscia, senza tuttavia dare particolari sulla quantità di forze impegnate nell’enclave palestinese. Per tutta la giornata di ieri Israele aveva continuato ad ammassare le truppe al confine con la Striscia e a richiamare altri riservisti, facendo presagire l’imminenza di un’operazione di terra, evocata a più riprese dallo stesso esercito. 

Escalation e somma di tragedie

La guerra con Hamas, mentre continuano i bombardamenti su Gaza e il lancio di razzi su Tel Aviv, scivola così in uno scontro diretto sul campo dopo essersi aggravata nella serata di ieri di un altro dramma: un’intera famiglia, compresi quattro bambini e la madre incinta, è rimasta uccisa in un pesante bombardamento israeliano nella zona di Sheikh Zayed, nel nord di Gaza, che ha provocato almeno 11 morti e 50 feriti, secondo la ricostruzione dell’agenzia palestinese Wafa. Il bilancio, secondo il ministero della Sanità di Gaza, è salito ad oltre 100 morti (compresi 27 bambini), con oltre 500 feriti.

Anche la guerra in casa

E non è servito da deterrente per l’operazione di terra neanche la grave situazione che Israele sta affrontando al suo interno, con le violenze incessanti tra ebrei ed arabi: un secondo fronte imprevisto che minaccia sviluppi devastanti. Il ministro della Difesa Benny Gantz ha ordinato “un massiccio rinforzo” delle forze di polizia nel tentativo di raffreddare “gli attacchi contro civili ebrei ed arabi”. Ma i disordini continuano a dilagare da sud a nord: da Bat Yam a Haifa, da Tiberiade al Negev alla periferia di Tel Aviv, fino a San Giovanni d’Acri.

Nugolo di bombe da aria e da terra

Per tutta la notte, circa 160 aerei dell’Esercito israeliano hanno colpito nel nord della Striscia di Gaza, riferisce un comunicato delle Forze armate d’Israele citato dal Guardian. Troppi per quel piccolo bersaglio, forse a guardare presto oltre, tra Libano e Siria. Raid aerei e forze di terra, artiglieria e truppe corazzate che si sono schierate lungo il confine (e all’interno), hanno sparato centinaia di proiettili. L’obiettivo degli attacchi, si legge nel comunicato, era la rete dei tunnel sotterranei di Hamas, della quale “sono stati distrutti molti chilometri”.

Onu bloccata dal veto Usa, Ue assente

Ieri secondo veto americano in Consiglio di Sicurezza: «controproducente condannare le bombe israeliane su Gaza e i missili di Hamas su Israele, meglio lavorare dietro le quinte». Tanto dietro che proprio non si vede. E negli Stati uniti salgono le voci critiche all’approccio dell’amministrazione, da Ocasio-Cortez alle celebrità. Silenzio assordante di Bruxelles, e nell’Ue ognuno per se. La Corte penale internazionale segue «l’escalation di violenze in Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza e la possibile commissione di crimini secondo lo Statuto di Roma».

IL FALLIMENTO DI DUE CLASSI DIRIGENTI

Ugo Tramballi su Il Sole 24 Ore:

«Se ci fossero state le elezioni, i sondaggi dicevano che i palestinesi di Gaza, governati da Hamas, avrebbero votato Fatah; quelli della Cisgiordania, amministrati da Fatah, avrebbero votato Hamas. Un esempio eclatante di fallimento per una classe dirigente nazionale, quale essa sia. Forse qualche similitudine c’e solo con quella israeliana, sempre più vicina alla quinta e forse ugualmente inutile elezione in poco più di due anni».

Specularità fra israeliani e palestinesi

«I primi votano troppo, i secondi non votano da 15 anni. La differenza è che in Israele è stato comunque creato un sistema economico, sociale e di sicurezza, che funziona indipendentemente dalle risse partitiche; i secondi sono bloccati nella gabbia costruita attorno a loro dall’occupazione israeliana; e dentro questo recinto sono governati da incapaci».

L’assenza palestinese

«Ci eravamo ormai abituati all’assenza dei palestinesi dalle cronache del Medio Oriente: gli americani cercavano di starne il più lontano possibile, gli europei non avevano forza per incidere, gli arabi degli altri paesi erano troppo occupati dai loro conflitti. Tutti si erano stancati del finto velleitarismo di Fatah in Cisgiordania e dell’estremismo islamista di Hamas a Gaza, entrambi convinti che le posizioni di forza sul campo e nella diplomazia fossero presidiate da loro e non dagli israeliani».

I palestinesi chiamati solo arabi

«Molti israeliani oggi si riferiscono ai palestinesi chiamandoli semplicemente “arabi”. Gli estremisti al potere a Gaza, la gerontocrazia corrotta e incapace a Ramallah, servivano al loro disegno: isolare i palestinesi, farne dimenticare la causa, continuare indisturbati il furto di terre nei territori occupati. Ed ebraicizzare Gerusalemme “capitale eterna e indivisibile” d’Israele, sfrattando residenti arabi per affidarne le case ai coloni».

Muscoli senza visione politica

«Hamas con gli inutili razzi per darsi una ragion d’essere; Bibi Neanyahu con i muscoli, per prolungare il suo potere. Ma a dispetto degli occupanti, di chi li governa, delle cautele della diplomazia internazionale e del disinteresse dell’opinione pubblica, i palestinesi sono ancora lì. Esistono nonostante tutto. E come ogni popolo nella loro condizione, ogni tanto si ribellano anche sapendo di lottare per una causa disperata».

Israele oltre Netanyahu

«Ma in qualche modo una disperazione viene espressa, è comprensibile e sarebbe utile ascoltarla. Ciò che sta accadendo forse spingerà Israele a chiedersi quanto, alla lunga, siano compatibili la democrazia, l’economia vibrante, le startup e l’organizzazione che ha sconfitto la pandemia, con l’immoralità dell’occupazione dei territori. Gli eventi di Gerusalemme rischiano d’isolare di nuovo Israele nella regione e di rovinare gli accordi di Abramo: nemmeno i ricchi regni ed emirati firmatari, possono ignorare quello che accade a Gerusalemme».

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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