Aperivirus

***di Massimo Marnetto, 27 aprile 2021 – Aperi-virus in ogni marciapiede. Ragazzi senza mascherina, in gruppi di nudisti del sorriso. Tavolini schierati su piattaforme buttate in strada, come zattere di convivialità. Eat-calling con commenti goduriosi ai piatti in arrivo ai tavoli e le 22 trattabili, valide per uscire dal ristorante, non per entrare a casa.

C’è in giro allegria compressa da dopoguerra, che cerca sfogo. C’è il credito di vita che diventa esigibile e la gente va all’incasso. La birra all’aperto è legittima pretesa, tutti ammucchiati nelle euforie intensive. 

E se riparte il contagio? “Eehh… ci chiuderanno ancora – mi risponde il ragazzo con lo spritz in mano e il fatalismo in tasca –  Pensassero al clima che va a puttane con un inquinamento che vale mille pandemie,  invece di romperci i coglioni”. Quando la speranza è precaria, la prudenza è una superstizione da vecchi e il futuro una mosca sul viso. Da scacciare.

Articoli recenti:

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: