Anima e corpo

Di certo ciò che gli uomini – da quando è nata la filosofia – chiamano “anima” o “psiche” non è una realtà distinta, scissa o anche solo scindibile dal soma, dal corpo. Ciò che chiamiamo “anima” o “psiche” o (con un termine ancora più vicino alle religioni) “spirito” è solo concettualmente, ma non ontologicamente, separabile, distinguibile dal corpo, dal soma o dalla materia.

Anima, psiche o spirito sono, infatti, realtà, dimensioni dell’essere, che, per definizione, non si vedono, non si toccano, non si ascoltano, non si annusano; hanno a che fare col mondo emotivo, affettivo, sentimentale, intellettuale dell’uomo, che sfugge (almeno per quello che ne sappiamo attualmente) ai nostri sensi corporei. Ma, senza il corpo, senza il soma e senza la materia, di cui il corpo è fatto, l’anima (non solo come concetto, ma anche – cosa di certo più importante – come realtà effettuale) semplicemente evapora, si ecclissa, diventa pura astrazione.

Anima e corpo, dunque, non possono essere considerate, anzi non sono, due realtà autonome e, addirittura, separabili, come ci hanno voluto far credere i miti e le religioni e perfino le filosofie al loro stato nascente. Ma costituiscono una unità indissolubile, che sarebbe meglio chiamare con un’unica parola composta, psico-soma o soma-psiche. Anziché con due parole, come il più delle volte, ancora oggi, continuiamo pigramente a fare, nonostante i progressi che hanno compiuto le “scienze naturali” e le stesse “scienze dello spirito” (ovverossia le scienze umane), secondo la ben nota distinzione che ne fece Wilhelm Dilthey un secolo e mezzo fa.

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