Ancora Ucraina tra America e Russia. Minaccia Donbass, il ricatto del gas e chi vuole Kiev nella Nato

da Remocontro, 27 novembre 2021

Gli americani temono un’invasione tra gennaio e febbraio, Putin nega. Gli Usa valutano l’invio di armi. L’Ue resta cauta, sullo sfondo la partita del gas (con nuove sanzioni a Nord Stream 2). Dal Cremlino Dmitry Peskov, «sbagliato associare qualsiasi movimento delle forze armate russe nel territorio del nostro Paese a ipotetici piani per attaccare l’Ucraina».
L’allarme da parte dell’intelligence ucraina, verità dubbia, con sola certezza la crisi del Donbass mai stata risolta mentre i negoziati sono in un vicolo cieco.

Al lupo! Al lupo! Insegnava Esopo

  • L’allarme per il lupo russo dal fronte ucraino. Secondo il capo dell’intelligence ucraina Kyrylo Budanov, «Mosca sta preparando un attacco all’Ucraina entro fine gennaio», ha dichiarato in una intervista a Military Times ripresa dall’HuffPost.
  • L’intelligence di Washington guarda con insistenza ai confini di Kiev, «mentre nelle repubbliche separatiste va avanti un’annessione lenta e graduale da parte di Mosca», la lettura dei fatti che troviamo sul Foglio.
  • Europa che teme la guerra delle sanzioni e del gas. Il gasdotto Nord Stream 2, opera conclusa e temporaneamente congelata che porterà il gas russo in Europa bypassando l’Ucraina. Adreottianamente la lettura dei fatti più probabile.

Truppe russe al confine ucraino, ma in casa loro

L’allerta sulle intenzioni della Russia per il massiccio spostamento di truppe vicino al confine con l’Ucraina. Oltre centomila soldati dalla parte loro del confine, ma a ridosso del Donbass, la regione ucraina sotto il controllo dei separatisti sostenuti da Mosca. Gli Stati Uniti si dicono particolarmente allarmati e stanno valutando l’invio in Ucraina di consiglieri militari e nuove attrezzature, armi comprese. «Il pacchetto potrebbe includere sistemi di difesa aerea, lanciamissili anticarro Javelin e missili Stinger, ma anche attrezzature originariamente destinate all’Afghanistan come gli elicotteri Mi-17», precisa Giulia Belardelli.

La minaccia del lupo su fronti opposti

L’Ucraina è interessata a entrare nella Nato, lo aveva detto chiaramente e gli sponsor Usa lo avevano apertamente lasciato intendere, ma la parte europea dell’Alleanza atlantica, per il poco che conta, vuole ben altri progressi interni da parte di Kiev, ad evitare altre micidiali scorciatoie del passato nel passaggio dalla Nato all’Unione europea.
Partita a scacchi compresi trucchi e inganni anche da parte amica nel gioco strategico e spesso sporco, vedi la partita sul gas verso l’Europa attraverso il Nord Stream 2, dove gli amici di sempre a volte possono anche farti pesanti dispetti. Vedi tentate sanzioni Usa. Anche peggio dei sottomarini nucleari all’Australia.

Ma l’incontro del 16 giugno tra Biden e Putin?

Una interessante cronologia di fatti e di inciampi da allora da parte di Micol Flammini sul Foglio. Un incidente militare nel Mar Nero tra marina britannica e soldati russi; una legge ucraina per negare ai russi che vivono sul suo territorio lo status di comunità indigena; un drone turco è stato utilizzato dall’esercito di Kiev per colpire le forze filorusse nel Donbass.
E sono soltanto tre fra gli avvenimenti più eclatanti, «ma mentre l’intelligence americana guarda con insistenza i confini dell’Ucraina –denuncia la cronista-, c’è poca attenzione per quello che sta già accadendo dentro ai confini».

«Una lenta costante annessione»

Nel Donbass dal 2014 le truppe filorusse sostenute da Mosca combattono contro l’esercito più o meno regolare di Kiev. «Una guerra lunga che finora ha causato più di diecimila morti», denuncia Flammini. Ma –accusa chiave-, «il Cremlino ha anche dato il via a una serie di mosse politiche ed economiche che servono ad avvicinare sempre di più la regione alla Russia».
Un processo graduale, nulla di drastico e plateale come l’annessione della Crimea nel 2014, «ma in questi anni Mosca ha creato nei territori del Donbass un gruppo consistente di nuovi cittadini russi, con passaporto russo e che nelle ultime elezioni di settembre, per rinnovare la Duma, hanno votato assieme al resto della popolazione russa».

I russi di Donetsk e Lugansk

Le autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk stanno di fatto diventando russe, e l’uomo del Cremlino nell’area, Dmitri Kozak, cita spesso l’esempio dell’Ossezia del sud, quando l’allora presidente georgiano Mikhail Saakhvili tentò una riconquista del territorio e la Russia ci mise una notte a rispondere.
Contro lettura dei fatti. «Gli Usa e altri Paesi Nato – denuncia il Cremlino – hanno iniziato a inviare a Kiev istruttori militari, insieme a sistemi d’arma. Tutto questo crea tensioni», afferma il portavoce Peskov, con azioni provocatorie delle forze di Kiev lungo la ‘linea di contatto’ nel Donbass, che descrive come “i preparativi di Kiev per gestire la crisi da una posizione di forza”.

Sanzioni a danno reale di chi?

Ieri il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato nuove sanzioni ai danni della società russa Transadria Ltd, per il gasdotto Nord Stream 2, «parte della costante opposizione degli Stati Uniti al gasdotto». Per Mosca, le sanzioni Usa contro il gasdotto Nord Stream 2 sono un esempio lampante di azioni unilaterali da parte dei Paesi occidentali. Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, nel corso di un forum organizzato dall’Unione russa degli industriali e degli imprenditori, ha ricordato ancora Giulia Belardelli.

Promesse mancate Nato e ISPI

Secondo Politico.eu, la crisi in Ucraina è figlia anche del “peccato originale della Nato”: aver promesso, nel 2008, una ‘membership’ a Ucraina e Georgia che poi è rimasta lettera morta. E le tensioni sul gas si intrecciano pericolosamente ai movimenti militari al confine, osserva l’Ispi.

La stretta sulle forniture di gas o i migranti al confine tra Bielorussia e Polonia farebbero parte di una mossa coordinata per destabilizzare il continente.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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