Ancora più Brexit, da oggi passaporto per Londra. Merci e la crisi dei porci

da Remocontro, 2 ottobre 2021

Per visitare la Gran Bretagna adesso serve il passaporto. Il cambiamento era stato annunciato da tempo e riguarda i cittadini Ue, svizzeri e dell’area economica europea. Non serve il visto e si può restare in Gran Bretagna tre mesi. Nuove regole per le merci. Tra scaffali vuoti e benzinai a secco, perfino l’allarme dei macellai. E previsione nere per l’inverno isolano ormai prossimo.

Altro pezzo di Brexit

Nessun passaporto vaccinale anti-Covid nel Regno Unito governato da Boris Johnson, ma quello ordinario sì. Non basta più la carta d’identità. La misura, prevista negli accordi post-Brexit, è comunque destinata a causare disagi e senso di lontananza. I cittadini dell’Unione Europea, dell’Area economica europea e della Svizzera, vengono quindi equiparati ai viaggiatori stranieri di qualsiasi altra parte del mondo. Per ora, sola concessione, i cittadini comunitari possono fare a meno del visto. Almeno per viaggiare nel Regno Unito e restarci fino a tre mesi. Per un periodo più lungo, nel caso in cui si intenda soggiornare per ragioni di lavoro o di studio, occorreranno invece visti analoghi a quelli richiesti attualmente agli stranieri non comunitari.

Gli umani e poi anche i maiali

Qualche guaio in più per le merci. Tra scaffali vuoti e benzinai a secco, perfino l’allarme dei macellai, segnala Giulia Belardelli sull’HuffPost. Noi umani possiamo entrare nel paese solo con il passaporto biometrico, mentre per i prodotti agricoli e della pesca, carne, uova, latticini, frutta e verdura, sarà molto più complicato. Per le merci in coda alle dogane, e per i cittadini britannici che troveranno molti scaffali vuoti nei loro negozi.  E le nuove norme arrivano in un momento particolarmente difficile per il Regno Unito, tanto da far temere “un inverno da incubo”, avvertono i pessimisti. «Una carenza globale di gas, l’aumento dei prezzi dell’energia e del cibo, problemi nella catena di approvvigionamento e la decisione dei conservatori di tagliare il welfare , hanno gettato nell’oscurità il futuro del paese», scrive Samuel Earle sul New York Times.

Carne di porco

Scaffali vuoti nei supermercati, cibo sprecato nei campi. I produttori di carne hanno chiesto al governo di consentire loro di assumere prigionieri per colmare la penuria di manodopera. La National Pig Association, Pig nel senso del maiale, ha lanciato un allarme: se non si trovano più macellai, nel giro di poche settimane sarà necessario un abbattimento di massa dei maiali che non entreranno nella catena alimentare e inviati all’incenerimento. Prospettiva di un Natale senza “sausage roll”, ma è solo la punta dell’iceberg. Nei giorni scorsi la combinazione tra carenza di camionisti e crisi del carburante ha mandato in tilt interi settori, materializzando uno scenario che gli esperti temevano da mesi.

Carenza di immigrati

La carenza cronica di manodopera, in particolare, è uno degli effetti della Brexit. Camionisti (-100mila), ma anche raccoglitori di frutta, operai della macellazione, camerieri, operatori sanitari. Tra luglio 2019 e settembre 2020, 1,3 milioni di cittadini stranieri hanno lasciato la Gran Bretagna. L’esodo dei lavoratori europei per Brexit e Covid. Pandemia che ora torna a preoccupare Londra con nuovi casi in aumento che smentiscono le facilonerie ottimistiche del governo dell’altalenante Boris.

Senza benzina e tagli agli aiuti sociali

L’agenzia di stampa Reuters riferisce di pompe ancora asciutte e camionisti esasperati. Ma sono molte famiglie nel Regno Unito in questi giorni a doversi fare i conti in tasca, per una serie di tagli decisi dal governo conservatore. «Il 30 settembre fine al programma che risarciva le persone fino all′80% del reddito perso durante la pandemia. Il 6 ottobre via l’Universal Credit, il programma di welfare onnicomprensivo della Gran Bretagna – 23 euro a settimana – proprio quando più persone che mai fanno affidamento su di esso», osserva ancora Samuel Earle.

Si prevede che la più grande riduzione del welfare state nella storia britannica spingerà un milione di persone in più al di sotto della soglia di povertà, inclusi 200.000 bambini.

Brexit sventolata ma mal preparata

La “tempesta perfetta”. Il tasso di crescita economica rallenta da quattro mesi ed è il minimo da febbraio. Il tempo medio dei fornitori è aumentato a livelli record, di riflesso a ritardi nelle consegne via mare, terra e aria, alle difficoltà causate dal Covid e dalla Brexit, alla mancanza di autisti per le consegne e a ritardi nei porti. E mentre i tasselli della crisi aumentano, le nuove regole della Brexit entrano in vigore aumentando la distanza tra l’isola e l’Europa continentale. «Niente che non si sapesse già: dall’obbligo di passaporto biometrico a quello di certificazione agroalimentare, era tutto già scritto», sottolinea Giulia Belardelli.

 Quello che è mancato è stata una riflessione sulle conseguenze, che rischiano di diventare ancora più amare a causa di una congiuntura globale sfavorevole per tutti.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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