Alti e bassi in amore

***di Giovanni Lamagna, 5 settembre 2021

A pensarci bene, che gli amori – anche i più grandi e potenti amori– soffrano di alti e bassi è – direi – un fatto fisiologico.

Perché un amore – allo stesso modo che una relazione terapeutica – mette in atto un transfert (un movimento di identificazione più o meno profonda con il partner), ma anche quello che potremmo definire un controtransfert (cioè un movimento che si oppone al transfert), dandogli in questo caso un significato diverso da quello che gli diede Freud.

Il rapporto con la persona amata – così come quello con lo psicoterapeuta – è dunque fatto (potremmo dire, quasi costitutivamente) di amore e odio. Perché la persona amata ci costringe a guardarci più a fondo di quanto non eravamo abituati a fare da soli, a prendere atto (in maniera più chiara e consapevole di quanto non avessimo fatto fino ad allora) della nostra realtà psicologica (ovviamente imperfetta), e ci chiede (non esplicitamente il più delle volte, ma certe volte anche esplicitamente) dei cambiamenti.

E qui scattano molto spesso le nostre resistenze; che si manifestano attraverso forme di contrarietà, di conflitto, di aggressività, persino di odio, nei confronti del nostro partner. Più o meno intense, a seconda della forza delle nostre resistenze al cambiamento, che ci viene, in modi – ripeto – più o meno espliciti, richiesto.

Perché la nostra natura è, per definizione, ambivalente. Vuole cambiare, ambisce ad evolvere, a crescere, ad elevarsi (istanza biofila), ma allo stesso tempo non vuole cambiare, è affezionata a quello che è. Trova più comodo e rassicurante farci restare immobili, fermi, protetti dalla tana delle nostre abitudini e dei comportamenti consolidati (istanza necrofila). Persegue in molti casi l’utopia/illusione di poter cambiare senza cambiare nulla; e ciò ovviamente è fuori dalla realtà.

Mentre la presenza del nostro partner in amore ci ricorda continuamente il cambiamento necessario: in un certo senso egli è arrivato nella nostra vita proprio per questo, per segnalarci questa necessità e impedirci di continuare nell’inganno. Come sarebbe, molto probabilmente, accaduto se non lo avessimo mai incontrato e come succederebbe se rompessimo la relazione che abbiamo instaurato.

Proprio come succede in psicoterapia, quando di fronte ai cambiamenti che ci vengono richiesti dallo sviluppo dell’analisi, scattano le nostre resistenze ed arriviamo (persino) ad odiare il nostro terapeuta. Che ci rappresenta, ci pone davanti (spesso per il solo fatto di esserci) la prospettiva di cambiamento che dovremmo mettere in atto, se vogliamo sbloccare certi nodi che abbiamo dentro (magari da una vita) e vogliamo evolvere, andare avanti psicologicamente più spediti, sfuggendo alla cosiddetta, famosa “coazione a ripetere”.

Per questo, nel momento in cui il nostro partner ci chiede dei cambiamenti e noi non siamo ancora (o per nulla) disposti a realizzarli, diventiamo aggressivi nei suoi confronti o lo evitiamo, scappiamo, tendiamo a sfuggire la sua presenza.

Articoli recenti:

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: