Alluvioni: L’Italia affonda. La soluzione? Radere al suolo Genova

Lucio GiordanoTranquilli, il titolo di Lucio Giordano è più provocatorio del contenuto dell’articolo e la saggia conclusione dell’autore è un invito a tutte indistintamente le forze politiche a rimboccarsi le maniche.Come? Allentando il patto di stabilità che impedisce ai comuni di provvedere e tenendo alla larga i corrotti. (nandocan)

***di Lucio Giordano (alganews), 17 novembre 2014 – Altri tre morti nella notte tra sabato e domenica. Più un disperso. E da oggi si ricomincia. Altre 3 regioni con grado di allerta 1 o 2: Liguria, Toscana, Emilia Romagna. Ne usciremo più da questo dramma maltempo? A sentire le previsioni della prossima settimana forse si. Ma non è sicuro. A rileggere  invece l’intervista rilasciata a la stampa del geologo del Cern  Fabio Luino, i guai non si risolveranno , se non con decisioni radicali. Estreme. Dice Luino:   “Che cosa dovrebbe fare il sindaco di Genova? Chiamare le ruspe e buttare giù interi quartieri. E’ l’unica soluzione. L’altra è sperare che non piova più. Mai più. La Liguria si salverebbe solo abbattendo ciò che è stato costruito nel posto sbagliato. Una situazione irrisolvibile sfuggita di mano nel secondo Dopoguerra, quando i comuni hanno via via conquistato i territori lungo i corsi d’acqua, occupando le zone di pertinenza fluviale. Quando piove tanto un corso d’acqua deve potersi allargare su un’area vicina al suo alveo. I centri abitati originariamente sono stati costruiti nei punti più idonei; chi li ha fondati non era uno sprovveduto. Ma negli ultimi 50-60 anni si sono estesi. La Liguria è un esempio pressochè imbattibile: hanno costruito non solo accanto ai fiumi, ma addirittura sopra”. Esatto, sopra: arrampicandosi anche sulle colline. Tutte le volte che per lavoro vado a Genova, città di una bellezza spettacolare, continuo a rimanere stupito per come la cementificazione selvaggia abbia conquistato ogni fazzoletto di terra. La tangenziale finisce in bocca ad interi quartieri e sembra che i palazzi stiano per venirti addosso da un momento all’altro. Si è costruito dappertutto. Per davvero.

Ma questa è storia nota.  Ed è la storia di tutte le  grandi città italiane. Per correre ai ripari, insomma, bisognerebbe  abbattere e ricostruire i quartieri delle metropoli  che si trovano fuori  dai centri storici. Quartieri con un piano regolatore inesistente o dissennato. Deciso da colpevoli palazzinari senza scrupoli e amministratori che si sono fatti oliare.  Come dicevo ieri , i problemi nascono in Italia negli anni 60. Ma hanno subito un’accelerazione negli ultimi 30.

Per cui, inutile rimpallarsi le colpe. Le colpe sono di tutti: comuni, regioni, province, semplici cittadini. E governi: passati e presenti. La polemica sterile tra Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria e il premier Matteo Renzi, somiglia alla lite tra bambini ai quali la mamma aveva detto di stare attenti a non giocare con il fuoco. E una volta bruciati si addossano a vicenda la responsabilità del disastro. Insomma hanno ragione e hanno colpa tutti e due. Renzi attaccando le regioni per le politiche sbagliate e Burlando  contrattaccando  con una frase che mette una pietra tombale sulla vicenda :  a firmare i condoni ci pensa il governo . Infatti.  E a proposito di condoni, appare ridicola la posizione del leader della lega nord Matteo Salvini che urla nei confronti del premier Renzi e lo definisce un disastro. Che potrà anche essere vero, considerato che l’attuale  Presidente del consiglio di cose sbagliate ne sta combinando parecchie. Renzi in effetti si occupa delle riforme costituzionali, della nuova legge elettorale e trascura colpevolmente i veri problemi del Paese: il lavoro da rilanciare con stipendi in crescita e contratti a tempo indeterminato, decreti d’urgenza contro la corruzione, artefice dello sfascio italiano.Urla Renzi  è un disastro, Salvini. Ma forse dimentica che il suo partito è stato al governo della destra  di Berlusconi in anni in cui si andava avanti a botte di condoni e licenze edilizie  facili. Triste dunque pensare che  cosa si deve fare per raccattare quattro voti in più .

In conclusione, un consiglio  va dato : Forza Italia, Ncd, Lega nord,  Pd ( e anche Grillo), smettano di litigare e si rimbocchino le maniche. Si sciolga o quantomeno si allenti  il Patto di stabilità che costringe i sindaci  a non spendere per le emergenze, si facciano semmai le pulci su come vengono spesi questi soldi, si consultino esperti incorruttibili e si riparta. C’è tanto da fare. E che a farlo sia Renzi o, tra breve,  un altro esecutivo, poco importa. Il governo dell’ex sindaco di Firenze smetta dunque  di pensare a cazzate come sondaggi e Italicum e inizi a  non sottovalutare più un problema enorme come quello dell’emergenza maltempo.  Perchè oggi sarà un’altra giornata di terrore. E che il povero Del Rio, mandato con colpevole ritardo dal premier  in visita alle popolazioni alluvionate,  si porti appresso un ombrello oversize. Purtroppo gli servirà.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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