Allarme per la libertà del web: dal governo e dal Garante per le comunicazioni misure oscurantiste

censurainternetSe non erro il progetto era già stato presentato, come disegno di legge, dal senatore Butti (Pdl) agli inizi del 2012, nella scorsa legislatura. Bloccato allora, che sia stato ora inserito nei termini indicati da Brogi, tra i provvedimenti del governo Letta, mi parrebbe assai grave. Mi auguro che con “articoli altrui” non si intendano anche post di bloggers o, per estratto, di quotidiani e riviste online, che hanno già la riproduzione riservata, perché in tal caso anche questo blog non potrebbe essere più lo stesso. Ma “non passeranno”, come è già avvenuto per altre minacce alla libertà della rete (nandocan). 

****di Paolo Brogi,16 dicembre 2013* – Allarme per il Web: il governo ha disposto un Disegno di legge che impedirà di far circolare articoli altrui pubblicandoli nei propri siti. Per pubblicare un articolo nel proprio sito, secondo il Governo Letta che ha varato il disegno di legge nell’ultimo consiglio dei ministri di venerdì 13 dicembre, occorre il consenso dell’associazione di categoria degli editori e un relativo pagamento diritti! Se passasse una disposizione così, addio alla libera circolazione dei contenuti, sotto forma di link ecc.

Il disegno di legge incorporato nel Decreto Destinazione Italia, frutto probabilmente delle elucubrazioni del Dipartimento editoria della presidenza del consiglio, tende a introdurre un formidabile limite alla circolazione delle idee. Va combattuto come una nuova norma liberticida.
Non è l’unico provvedimento liberticida del momento. Anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazione – quel simpatico ente che per anni non ha mosso un dito contro tutte le trame di Berlusconi, compresi i decoder ecc ecc (erano i tempi di Catricalà, poi premiato con le sottopresidenze del consiglio) – ha appena adottato misure restrittive per la tutela del diritto d’autore online. L’autore per tutelarsi in sostanza può chiedere all’Agcom di far rimuovere un testo, un filmato, una foto, un audio musicale ecc di cui detenga i diritti, eventualmente pubblicato in un sito. Il Garante procede con un meccanismo incostituzionale, scavalcando cioè la magistratura. E’ lui che si assume il potere infatti di far rimuovere su richiesta eventuali contenuti. Oppure nel caso in cui non ci riesca è sempre lui che può chiedere direttamente al provider di bloccare il sito in questione, impedendone l’accesso. Fantastico, no? Scavalcando la magistratura come organo competente sulle liti il Garante decide tutto da solo e fa chiudere i siti ecc ecc.
Queste novità sono state appena denunciate, insieme al altre disposizioni negative, dall’avvocato Guido Scorza, uno dei pochi giuristi esperti in diritto sul web, che ne ha appena scritto su Il Fatto quotidiano. Oltre alla sua voce – importante, perché è quella di uno dei rari giuristi che si occupano di internet – si registra un fragoroso silenzio. Anche dal movimento Cinquestelle, in passato attento alle libertà della rete, silenzio. Questa mattina ho segnalato personalmente ad alcuni esponenti di Sel e dell’organizzazione giovanile Tilt il tema che è assai importante. Mi aspetto che si levino altre voci per impedire a questi disegni oscurantisti di diventare il quadro normativo di un futuro sempre più nero.

Ecco a cosa serve il governo di larghe intese. Ad ammazzare internet e avviare un nuovo Minculpop come nel Ventennio fascista.
E’ quanto con poche mosse il governo Letta sta producendo.
Le misure del Decreto Destinazione Italia e quelle appena adottate dall’Agenzia per le comunicazioni vanno in questa direzione: impedire la pubblicazione di articoli su siti online, pena la rimozione degli articoli e il blocco dei siti. Impedire col diritto d’autore l’utilizzo di “opere d’autore”, pena il blocco dei siti.
Quest’ultima misura già operativa scavalca la magistratura, dà i pieni poteri all’AgCom neanche fosse il Miculpop.
Che dice Renzi di tutto questo?
Che dicono Grillo e Vendola?

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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