Allarme Europa sulla variante Omicron, si discute su controlli a vaccinazioni e test d’entrata

da Remocontro, 14 gennaio 2022

Covid invade tutto e ormai detta l’agenda politica. Ieri all’ultimo Consiglio europeo dell’anno che doveva discutere del rischio di guerra in Ucraina, crisi dei migranti al confine della Bielorussia, gran parte del vertice è stato speso in discussioni e giustificazioni sulle diverse strategie anti-Covid di fronte alla minaccia Omicron.
L’allarme di von der Leyen: in alcuni Stati meno del 60% di vaccinati. Molti decidono di seguire l’Italia sulla richiesta di tampone all’ingresso.
Italia, ieri record della quarta ondata: 26.109 i casi, 123 morti

Più Paesi sulla linea Draghi: test in entrata

La due velocità. Il virus che corre, Omicron più veloce di tutti, e le procedure da concordare nei vincoli politico burocratici dell’Unione che non vanno d’accordo. E l’Italia che decide da se più severi controlli anti Covid ai suoi confini senza concordare con Bruxelles, forza qualche cortesia Ue, ma alla fine ha fatto bene a farlo, è ‘il non detto’ di ieri al Consiglio Ue. E altri in coda a seguirci. Del resto l’Italia non è la sola ad avere introdotto regole più restrittive, lo hanno fatto Irlanda e Portogallo (prima di noi), Francia e Grecia a seguire, tutti con soluzioni diverse. Parigi ieri ha addirittura chiuso agli ingressi dalla Gran Bretagna.

Nessuna marcia indietro di Draghi

A Bruxelles il premier conferma la linea scelta dall’Italia. «Omicron meno diffusa che in altri Stati. Dobbiamo mantenere il vantaggio». Mario Draghi ha difeso la scelta del governo italiano: ha ricordato i 130mila morti e il calo del 9% del pil del recente passato. Oggi, sulla base di una situazione migliore degli altri – 85% di vaccinati, Omicron ancora poco presente, «L’Italia deve mantenere questo vantaggio a protezione del servizio sanitario nazionale». Per Draghi, non c’è stato nessuno scarto, nessuna forzatura, ma solo l’attivazione del «freno d’emergenza» previsto dalle regole.

Chiarito che bisogna correre, regole migliori

La Commissione si preoccupa che tutte le misure di precauzione eccezionali abbiano la durata più breve possibile, per non ledere il principio fondamentale della libera circolazione. Ieri, al Consiglio, la Grecia ha assicurato che la richiesta dei test oltre al vaccino sarà imposta solo per le vacanze di Natale. La Francia ha anch’essa imposto nuove restrizioni, ma solo nei confronti della Gran Bretagna, che non è più nella Ue e dove Omicron sta esplodendo (permessi solo i viaggi «essenziali» dei cittadini francesi e Ue). Mentre non trova soluzione la reticenza verso i vaccini – soprattutto in alcuni paesi dell’est, come Romania, Bulgaria o Slovacchia – che fa correre rischi a tutti.

Ruolo chiave dei vaccini

I leader hanno insistito sul ruolo chiave dei vaccini, inclusa la terza dose che è «urgente e cruciale», per contrastare la pandemia. Obiettivo politico chiave è combattere la disinformazione per aumentare la popolazione vaccinata. I numeri li ha ricordati la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, mostrando un grafico che ha riportato anche in un tweet: «Finora è vaccinato il 67% della popolazione dell’Ue. Ma 9 Stati membri hanno un tasso di vaccinazione inferiore al 60%». La presidente ha spiegato che «è probabile che la variante Omicron diventi la variante dominante già nel gennaio 2022». E questo preoccupa i governi.

Italia, record della quarta ondata

Il rapporto Gimbe conferma l’aggravamento della situazione. Numeri in crescita in tutte le regioni, ad eccezione di Friuli-Venezia Giulia, Molise e Provincia Autonoma di Bolzano. Sono 26.109 i positivi ai test Covid individuati nelle ultime 24 ore, e 123 le vittime, ieri erano state 129. Da due mesi a questa parte non accenna a rallentare l’epidemia di Covid-19, che sta progressivamente “portando verso una pericolosa congestione degli ospedali”.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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