Al Presidente addolorato

Travolto e investito volontariamente da un camion davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate, nel Novarese, è stato ucciso stamani Adil Belakhdim, 37 anni, italiano di origini marocchine e responsabile del sindacato Cobas di Novara. Prendeva parte a un picchetto di lavoratori della logistica. Il camionista di 25 anni, italiano, è fuggito ma arrestato poco dopo ad un distributore della zona. Alle dure reazioni della politica e del sindacato si è associato da Barcellona anche Il presidente Mario Draghi chiedendo che “si faccia subito chiarezza” .(nandocan).

***di Gilberto Squizzato*, 18 giugno 2021 – Presidente Draghi, lei si é detto addolorato per la morte di Adil Belachdim, sindacalista immigrato e da anni cittadino italiano, travolto volontariamente da un camionista in uscita da un magazzino della Lidl a Biandrate mentre era in corso un presidio per la tutela dei diritti “minimi” dei lavoratori della logistica. E lei ha anche chiesto “che si faccia piena luce” su questa terribile uccisione.

Allora precisiamo. Che a fare luce sul singolo evento debba essere la magistratura questo é ben chiaro a tutti e non c’é bisogno che lei lo chieda. C’é invece l’altra faccia di questa domanda alla quale é proprio lei invece, per la responsabilità politica che si é assunto con la presidenza del consiglio e per il ruolo di protagonista della cultura economica che riveste da decenni, potrebbe e dovrebbe responsabilmente rispondere.

E la domanda é sul perché, in quale contesto e per quali dinamiche di conflitto sociale, possono accadere omicidi come questo, avvenuto a pochi giorni di distanza da quell’aggressione a un picchetto sindacale durante la quale, sotto gli occhi della polizia totalmente inattiva, le guardie giurate di un’importante gruppo hanno ferito sette lavoratori impegnati in una legittima protesta.

il padronato impersonale delle multinazionali

Ma tutto questo lei lo sa bene: perché sa che fatti atroci come questi sono solo i sintomi clamorosi di una lotta di classe che vede non vincere ma trionfare il padronato impersonale delle grandi multinazionali che da almeno 40 anni sono il portato del neoliberismo della deregulation, delle esternalizzazioni, della conflittualità esasperata fra gli stessi lavoratori che si condendono posti di lavoro per salari da fame in condizioni di totale subalternità alle logiche del profitto che sono ormai l’unica legge della nostra economia.

Lei, presidente Draghi, come cittadino ed economista non é obbligato a non essere iperliberista, ma come presidente del consiglio deve attenersi ai dettati della Costituzione e lavorare per rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono ai diritti fondamentali del cittadino lavoratore e alla tutela della sua dignità. È andato a dirlo ai Grandi del G7 che così non si puó andare avanti perché non si puó competere con la Cina praticando lo stesso disinvolto e violento sfruttamento del lavoro? Il Recovery Plan deve recuperare la dignità del lavoro o non sarà vero rocovery.

…e alla cosiddetta “sinistra” io chiedo…

Ma mentre chiedo a lei quello che non puó o non vuole fare, é alla cosiddetta “sinistra” del nostro paese che io chiedo: vuoi finalmente essere ció che dici di essere, e dunque assumerti la rappresentanza effettiva di quei milioni di lavoratori non garantiti e non difesi (compresi gli immigrati, anche se solo pochi votano perché divenuti nostri concittadini) che sono oggi il nuovo proletariato 4.0 della nuova modernità imposta ferocemente dal potere finanziario globale?

Sono loro oppure no i tuoi rappresentati di riferimento ai quali devi dar voce in Parlamento e nel Governo? O lo sviluppo economico é tutto e solo nelle mani di Draghi e Giorgetti, mente il vicesegretario PD Provenzano grida pateticamente al vento e la Sinistra di opposizione solo a parole si dichiara dalla parte del nuovo immenso proletariato manuale ma anche digitale che non riesce effettivamente a rappresentare e saperne conquistare il consenso politico e civile? Addio, Adil…

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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