Ai servizi di qualità si oppongono le immancabili forzature

***di Alberto Baldazzi, 6 dicembre 2015 – La settimana dell’informazione mainstream è stata ancora una volta attraversata dall’intreccio tra i temi dell’immigrazione e della mancata integrazione, del terrorismo jihadista, della guerra nei teatri del Medio Oriente e dalle contraddizioni nelle politiche europee e occidentali.

Questo intreccio ha assorbito parte preponderante delle scalette dei tg producendo, a seconda dei casi e delle diverse linee editoriali, servizi di buona qualità e approfondimenti interessanti, ma anche forzature non nuove nel panorama dell’informazione in generale e della tv in particolare.

Al primo caso appartengono le riflessioni del Tg2 di giovedì sugli evidenti fallimenti del modello d’integrazione in Francia che sono tra le cause della radicalizzazione di giovani immigrati di seconda e terza generazione che abbracciano l’ideologia della violenza e del terrore. Sempre in questo ambito va segnalata l’interessante intervista del Tg1 di martedì al nuovo responsabile dell’Agenzia Onu per i Rifugiati, l’italiano Filippo Grandi nel corso della quale viene evidenziato il nesso inscindibile tra guerre e flussi di profughi.

Di tutt’altro tenore le proposte di una testata come Tg4 che tende a configurare e a supportare l’equazione insicurezza/presenze islamiche nel nostro territorio, confondendo i termini “islamico” e “islamista” che, come dovrebbe essere noto, identificano realtà assai diverse e solo in minima parte giustapponibili. Martedì scorso, ad esempio, intorno alle minacce della cellula kosovara rivolte al Papa vengono proposti servizi che riprendono la sequenza dei video dei terroristi che inquadrano il Vaticano come obbiettivo da abbattere, l’insicurezza diffusa tra i cittadini italiani e, subito dopo le moschee, legali e “illegali”, che rappresenterebbero il bagno di coltura dell’estremismo omicida. Ancora più sintomatico è il titolo d’apertura dell’edizione di giovedì che in riferimento alla strage di san Bernardino in California parla di “islamici” che “festeggiano” l’eccidio in nome di Allah, facendo il verso a i “Bastardi islamici” di un recente titolo di Libero. A questo punto è legittimo chiedersi, in riferimento al titolo di Tg4, se si è di fronte ad un grave errore giornalistico o a qualcosa di più: la consapevole e quindi dolosa volontà di fomentare tensione e di creare ulteriori muri tra le comunità che condividono il nostro territori.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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