Afghanistan talebano senza occidentali armati in casa, cosa può accadere adesso

da Remocontro, 1 settembre 2021

Nella notte tra lunedì e martedì il cielo di Kabul si riempie di razzi e spari. Un modo per celebrare, ma anche un monito per la popolazione: qui comandiamo noi. Il momento è storico, ripetono i taleban sui canali social. Abbiamo liberato il Paese dalla grande potenza straniera.
«Il terzo impero se ne va sconfitto. Quello britannico nel 1919, quello sovietico nel 1989, l’americano nel 2021». Ma anche per loro è scommessa aperta tra i vincere le guerre e poi il saper governare.
L’Europa terrorizzata da una crisi simile a quella dei profughi siriani del 2015, promette di sostenere Pakistan, Iran e Tagikistan pur di evitare un flusso di profughi verso le sue frontiere. E di corridoi umanitari non si parla più.

Talebani vincitori, rischio sconfitta a governare

Ora i talebani non hanno più scuse, ripete Zalmay Khalilzad, l’inviato speciale Usa dell’accordo di Doha del febbraio 2020. L’odiata amministrazione di Kabul, quel governo corrotto e fantoccio si è dissolto. L’odiata potenza occupante, il grande nemico infedele, si è ritirato. «Rimangono gli afghani e le afghane, a cui dar conto», sottolinea Giuliano Battiston sul manifesto. E il governo sta per essere annunciato, assicurano. Mullah Baradar sta tornando da Kandahar, dopo tre giorni di incontri e di mediazioni fra le molte e diverse realtà tra gli studenti coranici. Per ora il “comandante dei fedeli” Akhundzada ancora non si vede. Ma verrà per celebrare l’inizio di una nuova era di libertà e indipendenza, ripetono i canali della propaganda.

Ombre di Ad Qaeda e Bin Laden

Nelle stesse ore in cui gli ultimi soldati americani lasciavano dopo 20 anni l’Afghanistan, nel Paese è rientrato Amin-ul-Haq, ex capo della sicurezza di Osama bin Laden nel suo rifugio di Tora Bora, la sintesi ANSA. «L’arrivo dell’esponente di spicco di Al Qaida nella sua provincia d’origine di Nangarhar, al confine con il Pakistan, viene mostrato in un video che circola in queste ore sul web e ripreso anche dalla Bbc. A lungo tra i responsabili anche della fornitura di armi al gruppo jihadista, l’uomo compare a bordo di un suv accolto con entusiasmo da alcuni abitanti del posto, che gli baciano la mano e si fanno fotografare con lui».

Attenti e tutti noi, per Alberto Negri

«Gli americani diffidavano da tempo del governo che loro stessi tenevano in piedi. Tanto più che proprio in Afghanistan l’anno scorso era sparito, forse ucciso in un incidente aereo, Michael D’Andrea, detto il Principe delle Tenebre o “Ayatollah Mike”, considerato il cervello della Cia dietro gli omicidi di Bin Laden e del generale iraniano Qassem Soleimani. Uno dei motivi per cui il 2 luglio gli Usa se ne sono andati dalla base di Bagram di notte e senza avvertire gli afghani era che non si fidavano più di loro. Bagram suona come un avvertimento per tutti gli alleati degli americani: possono essere abbandonati in un batter d’occhio»«Nessuno si fidava più di nessuno e gli Usa non potevano più contare su nessun alleato per la ritirata».

Ora il rischio su Russia e Cina

Sulla ripercussioni sul lungo periodo, per Carlo Jean, già generale e docente universitario, ormai riguardano più Pechino e Mosca, a cui passa la “polpetta avvelenata” Afghanistan. «Fino ad oggi le estrazioni cinesi in Afghanistan erano protette gratuitamente dagli americani, mentre adesso lo sono dai talebani. Il pericolo del terrorismo islamico è molto alto, soprattutto nella regione cinese dello Xinjiang dove vivono gli uiguri musulmani, e, in caso, la Cina dovrà reagire, con il rischio di impantanarsi nel caos afghano». La Russia, da parte sua, sarà impegnata a difendere i Paesi alleati dell’Asia centrale da infiltrazioni talebane «e, prima o poi, avrà un impegno e un costo militare, oltre a discussioni con la Cina per la sicurezza dell’Afghanistan». Insomma, secondo il generale Jean, il ritorno dei talebani dovrebbe spaventare di più i nemici di Washington.

L’Ue agli afghani: «Restate nei paesi vicini»

Accoglieteli da voi. Niente corridoi umanitari ma investimenti negli Stati confinanti perché accolgano e trattengano i profughi. «Nessuno è in grado di prevedere cosa accadrà in Afghanistan, la situazione cambia e dobbiamo concentrarci su cosa fare per evitare una crisi umanitaria e una crisi migratoria». L’ennesimo vertice europeo sulla crisi afghana raccontato da Carlo Lania. «Il messaggio più importante che l’Unione europea invia agli afghani è: restate nel vostro paese, sosterremo la regione perché vi aiuti». Niente porte aperte, quindi, come nel 2015 con la crisi dei siriani. I corridoi umani, dei quali si è pure parlato nelle scorse settimane, non vengono neanche citati. Ma anche se davvero l’Europa dovesse dare seguito ai reinsediamenti questi sarebbero ancora una volta solo su base volontaria, con i sovranisti del no sempre schierati.

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