Affidati vivi alla giustizia, escono in una bara. Già 3 morti dall’inizio dell’anno

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Forse quei tre non sapevano che bastava una telefonata al ministro.  (nandocan).

*****di Daniela De Robert, 7 gennaio 2014* – L’Epifania tutte le feste porta via. Ma solo quelle. Non i problemi, non il sovraffollamento nelle carceri, non la disperazione di chi vive recluso. E l’ennesimo piano svuota-carceri si prospetta simile ai precedenti come risultati, cioè del tutto insufficiente. Nella notte in cui i bambini aspettano la Befana con i suoi dolci, Francesco di 41 anni con problemi psichici si è stretto attorno al collo una camicia legata alla porta del bagno della sua cella nella Casa di Reclusione Rebibbia, reparto Osservazione psichiatrica. Era lì in attesa di essere trasferito nel reparto “Minorati psichici” della vicina Casa di Reclusione. Non ci arriverà più. Il suo posto sarà preso da qualcun altro. I clienti non mancano.

Prima di lui, nel pomeriggio del 3 gennaio, nel carcere di Ivrea un altro Francesco di 42 anni si è impiccato alle sbarre del bagno della sua cella. Come cappio ha usato il sacco dell’immondizia intrecciato. Il giorno prima un uomo di 67 anni era morto di malattia nel carcere di Verona, facendo suo il triste titolo di primo morto galeotto dell’anno 2014. Con l’anno nuovo, in carcere si rinnovano le speranze di chi ancora crede che la politica farà sul serio, che cercherà risposte degne di un paese civile. Per chi non ci crede più resta la solita vecchia strada, quella di farla finita. Nel 2013 i suicidi dietro le sbarre sono stati 51, anzi le persone che si sono tolte la vita sono state 51. Avevano un nome, una storia, dei sogni, forse degli affetti. Avevano sbagliato e forse stavano pagando per qualche reato o forse erano solo in attesa di una sentenza definitiva, ancora presunti innocenti. Mentre in 49 sono morti per malattia o per “cause da accertare”.

 

Per ora siamo a tre. Intanto il ministro Cancellieri sta pensando all’introduzione di un nuovo reato: omicidio stradale. Ma chi pagherà per questi morti, per quelli che affidati vivi alla giustizia, escono dalle galere dentro una bara?

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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