Adesso tutta Siria ma la Libia ci aspetta

La Russia si mostra in Siria per comunicare a Usa e Onu che lei non ci sta ad una Libia bis. Una lezione, quella dell’infelice spedizione contro Gheddafi, che Europa e Occidente sembrano non avere ancora compreso. O almeno danno motivo di dubitarne. Per i governi, come anche purtroppo per gran parte dei media, la facile suggestione dell’intervento armato, diretto o indiretto, rappresenta da sempre una scorciatoia per sfuggire alla complessità del groviglio mediorientale. Dal quale – è sempre più evidente – non si esce invece senza una soluzione politica concordata tra le grandi e medie potenze. Ma una trattativa a carte scoperte farebbe emergere interessi ed alleanze inconfessabili, costringerebbe a rivelare una volontà di potenza che si preferisce lasciare nascosta dietro il muro della retorica e della propaganda. Così si continua a navigare a vista. E alla fragilità e alla volatilità delle prese di posizione dei governi corrispondono pigramente fragilità e volatilità nell’attenzione dei media come, di conseguenza, nelle reazioni dell’opinione pubblica.  E il groviglio si allarga (nandocan).

I governi avversari di Tripoli e Tobruk, arrivati alla quinta bozza d’accordo, non sembrano disposti ad alcun compromesso. Soprattutto i rappresentanti del Congresso Nazionale Generale, CNG, il parlamento islamista di Tripoli. Questo mentre il macello continua e il territorio, quella che era la Libia con Gheddafi, ormai non esiste più come entità statuale ed è terra di scorrerie per banditi, jiadisti e scafisti. Intanto crescono i timori di Algeria, Ciad e Niger, Paesi confinanti, sul rischio di contagio di fronte all’avanzata continua del fronte jihadista. Il confine nord con Italia e Ue, sguarnito.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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