Addio caro Annibale

***di Ettore Guastalla, 14 novembre 2021

Annibale Paloscia se ne è andato, con discrezione, come ha sempre fatto nella sua vita di giornalista , di vecchio comunista , di padre e marito premuroso, di amico e maestro prezioso. Nei terribili anni del terrorismo , come capocronista della Agenzia ANSA è stato per noi, allora giovani aspiranti giornalisti, un esempio di rigore e generosità.

Quel giornalismo fatto di notti passate in tipografia a discutere , davanti al bancone del proto, con le dita scottate dal piombo fuso uscito dalla linotype. Cambiare una parola significava smontare una intera pagina. Occorreva ragionarci su bene, trovare il termine giusto e corretto ma che non poteva scompaginare tutto il lavoro di una giornata. Era necessario riflettere prima di agire. Riflettere e far precedere all’azione il pensiero. La compulsivita’ era un concetto che non aveva senso.

Annibale conosceva benissimo tutte le regole del gioco, dalla ricerca della notizia alla sua verifica fino alla sua pubblicazione ed alla sua gestione sui media. Il mondo del giornalismo è drasticamente cambiato in tutti questi anni ma all’origine di tutto c’era e ci dovrà sempre essere l’uomo, la sua testa , la sua intelligenza, la sua mente.

Abbiamo aumentato a dismisura la velocità di esecuzione ed i mezzi di trasmissione delle notizie o presunte tali. Nessuna verifica diventa possibile senza bloccare tutto il processo ormai in mano ad algoritmi che sfornano quantità gigantesche di pseudo informazioni. Non ha nessuna importanza se un fatto sia o meno vero. Importa solo che faccia discutere e partecipare il più alto numero di contatti. Contatti, non persone.

Caro Annibale, amico e guida . Il mondo è cambiato ma non migliorato. Eppure non dobbiamo gettare la spugna ed anzi occorre risalire la corrente e rimettere il pensiero , la scienza, la storia , il valore umano al centro “ del villaggio”. C’è ancora tanto da fare caro Annibale. Oggi come allora. Grazie

Articoli recenti:

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: