Acqua bene comune (degli azionisti)

Acqua non si vendedal blog di Piero Filotico , 8 ottobre 2013 – Ho appena fatto in tempo a pubblicare un post che riprendeva un allarmelanciato da Pippo Civati, che da Pistoia giunge questa notizia de l’Espresso: la Magistratura sta indagando i vertici della società Publiacqua per appropriazione indebita. Publiacqua fornisce il servizio idrico a Firenze, Pistoia, Prato e parte di Arezzo, cioè a circa 1.300.000 abitanti. La proprietà è suddivisa tra  una cordata di soci pubblici (60%) dove le quote maggiori sono del Comune di Firenze e di Consiag e Acque Blu Fiorentine (40%) dove la quota maggiore (circa 69%) è detenuta da Acea (Comune di Roma e Caltagirone).

Ora facciamo un passo indietro e riepiloghiamo. Al referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha trionfato il ‘sì’ all’acqua pubblica con il 54% dei consensi, pari a circa 26 milioni di voti: in sostanza, i cittadini hanno votato per  l’abolizione della “adeguata remunerazione del capitale investito dai gestori” e pertanto la bolletta dell’acqua non avvrebbe dovuto essere più gravata del 7% corrispondente al profitto del’impresa. In questi due anni però poco è stato fatto per ottemperare all’obbligo derivante dal risultato del referendum. A luglio di quest’anno l’Espresso e  Il Fatto Quotidiano hanno pubblicato ciascuno  un’inchiesta dai risultati affatto esaltanti: “L’Italia, da Nord a Sud, appare come un mosaico di situazioni differenti. Ci sono città, tra cui Ferrara, che hanno ridotto la partecipazione pubblica nelle multiutility, e Regioni, come la Toscana, che davanti alle richieste dei comitati hanno Acqua bene comunechiuso la porta al dialogo. Ma anche comuni come Reggio Emilia, Napoli e Palermo, che invece hanno aperto la strada alla ri-pubblicizzazione delle risorse idriche“. E poi c’è l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, che ha predisposto una delibera secondo la quale le tariffe dovrebbero addirittura aumentare. In sintesi, mancando la volontà politica (una legge) e un’azione di coordinamento e controllo della volontà referendaria, al vertice ognuno fa come gli pare, le tariffe non si abbassano e i privati continuano come se nulla fosse.

A questo punto sorge il sospetto che le lobby dell’acqua non si siano date per vinte – nonostante il referendum – e tentino con ogni mezzo di tornare in partita. Sospetto avvalorato dalla scoperta del progetto contenuto nel documento ‘Destinazione Italia‘ di cui ho parlato ieri e scoperto per primo da Civati.  Oggi la notizia di Pistoia: ce n’è d’avanzo per invitare tutti i cittadini a tenere gli occhi aperti: da quando in qua nel nostro Paese la volontà popolare viene rispettata, se di mezzo c’è l’interesse di qualcuno?

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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