A quando un servizio giornalistico sulle ministre in costume?

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Se giornali e televisioni avessero l’ambizione di formare, e non soltanto accompagnare sfruttandola, l’opini0ne di lettori e telespettatori potrebbero ospitare commenti salaci come questo di Sabrina Ancarola in buona evidenza, magari con una colonna in prima pagina destinata all’autocritica. Ovviamente non avverrà, ma non è soltanto colpa del maschilismo. Scemenze, quisquilie e pinzillacchere “vendono” molto più del buon giornalismo, l’aspetto fisico molto più della competenza, le battutine in televisione e i titoli choc molto più delle analisi degli esperti e degli articoli di fondo. I media sono trattati come merce e a comandare sono gli investitori pubblicitari. Non solo, ma chi è più capace di vendere, anche affidandosi al “look”, continuerà a richiamare attenzione e consenso in campi che richiederebbero, nell’interesse dei cittadini, tutt’altre virtù.(nandocan)  

*****di Sabrina Ancarola, 23 febbraio 2014* – La nomina delle ministre del Governo Renzi ha scatenato sui giornali e in rete una serie di commenti “Riguardo la loro formazione politica-professionale e sulle loro esperienze?”  direte voi miei piccoli lettori, no! Fiumi d’inchiostro 2.0 sono stati versati  sui loro look, su quanto siano più o meno gnocche e se possono svolgere il loro lavoro nonostante grossi handicap come uno stato di gravidanza avanzata. 

Ebbene si,  queste sono gli argomenti  di massimo interesse per il paese, perché in fondo la nostra più grande  aspirazione è quella di diventare  opinionisti da salotto e di erigerci a giudici di stile come Carla e Enzo di “Ma come ti vesti?”  Potremmo capire, ma fino ad un certo punto,  se tali articoli provenissero da trasmissioni e giornali che si occupano essenzialmente di gossip, ma ormai sono proprio le principali testate giornalistiche nazionali che, nelle loro colonne in fatto di donne(du du dù), dei loro corpi e dei loro look, la fanno da padrona.

Cominciamo da repubblica.it che ci propone Il look delle ministre (ma non solo) al Quirinale, è di basilare rilievo sottolineare come spicca il lavanda della responsabile della Salute sul salmone della ministra degli Esteri il quale si contrappone,  impietosamente,  al blu elettrico della titolare delle Riforme. “Nel mondo della moda un giorno sei in e l’altro sei out” lo stesso dovrebbe valere anche nel mondo della politica, allora com’è possibile che queste neo ministre abbiano osato una tale accozzaglia di colori senza aver consultato almeno una Giusi Ferrè?  Dove andremo a finire!

Repubblica  e il Corriere mostrano fieramente le foto del sedere della Ministra delle Riforme mentre è intenta a firmare, mi chiedo perché non ci abbiano mostrato anche il sedere di Andrea Orlando neo ministro della Giustizia, certo non è bello come la Boschi ma un sedere per Dio ce l’avrà anche lui! I media stanno affrontando fondamentali riflessioni sulla bellezza di Maria Elena Boschi e sul fascino Botticelliano di Marianna Madia. La nomina di Marianna Madia, fra l’altro, preoccupa molto l’opinione pubblica poiché la neo ministra sarebbe afflitta da un evidente stato di gravidanza.

Libero interroga  i suoi lettori, in un articolo poi cancellato (ma di cui rimane traccia nella url), chiedendo loro se al posto di Renzi avrebbero nominato una donna incinta. Libero tratta lo stato di gravidanza come tratterebbe una malattia terminale,  per questo simpatico giornale una donna incinta non può far altro che affidarsi all’inesorabile destino di essere mamma punto e basta.  Perché Libero non chiede ai suoi lettori  se eventuali neo ministri prossimi alla paternità possono o meno  svolgere i loro compiti?  A me risulta, da fonti certe, che il pianto di un bambino in piena notte possa ugualmente svegliare il padre e la madre, altre fonti  mi riferiscono che anche il padre potrebbe dar da mangiare al neonato, cambiargli il pannolino, consolarlo e cercare di farlo riaddormentare.  Ho conosciuto fior di uomini che lo fanno o che lo hanno fatto, compreso il padre di mia figlia, e che nonostante questi  sconvolgenti compiti non hanno perso una virgola del la loro maschia identità.

Non sono l’unica a chiedersi il perché i media non si siano interrogati sull’avvenenza e sugli outfit dei ministri di sesso maschile, personalmente muoio dalla voglia di sapere tutto sulle cravatte di Franceschini e sulla barba di Del Rio che,  seppure agée,  è sempre un bell’uomo. Per il resto che lavorino bene o male per il paese a noi cosa interessa? Aspettiamo fiduciosi  come andranno le cose nei prossimi giorni, il servizio sulle ministre in costume da bagno durante la bella stagione potrebbe darci grandi soddisfazioni  e, se la fortuna ci assiste,  in estate i giornali potrebbero rivelarci tutto su quel filino di cellulite che tanto attanaglia la Boschi.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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