A quando Tahrir atto 3°?

La Primavera era e resta un vento liberale. Milioni di musulmani contro il musulmano Morsi. Ma i generali si riprendono il potere. Ci vorrà una terza Tahrir: ma quando?

di Riccardo Cristiano, 3 luglio 2013 *

Un oceano di popolo ha sepolto un presidente inetto. Forza del popolo, e dell’incompetenza del presidente e dei suoi. Ma purtroppo quella con cui torniamo a fare i conti è una delle sigle più orrende della storia politica contemporanea: lo SCAF. Sembra indicare una tremenda malattia della pelle, e invece sono loro, i generali egiziani. Quelli che hanno condotto gli odiosi test di verginità sulle donne che andavano in piazza Tahrir, prima che Mubarak cadesse. Quelli che hanno governato l’Egitto con Mubarak, e prima di lui con gli altri “raìss”. Quelli che hanno costruito un gigantesco apparato militar-idustriale, quelli che ai tempi di Mubarak prendevano il doppio stipendio, da Mubarak e dall’esercito. Quelli che hanno sostenuto Morsi nel suo tristissimo anno di presidenza.

L’altra sigla con cui dobbiamo fare nuovamente i conti è quella dei “Fratelli Musulmani”: davvero la temutissima organizzazione islamista era tutta qui? Una banda di incapaci?

Il dato con cui pochi sembrano accettare che si debba fare i conti è che tra i 22 milioni di egiziani che hanno chiesto le dimissioni del Presidente Morsi molti devono essere musulmani. Segno che questi musulmani non sono “tutti uguali”, tutti fanatici, o no? O forse segno che solo una minoranza lo è! O no?

Nell’oceano di popolo che ha travolto l’inetto presidente Morsi c’è una verità evidente: il punto non è più l’Islam. La primavera, benché in molti si ostinino a dire che il termine è fastidioso, o addirittura che non esiste una “Primavera”, la Primavera è stata ed è un vento liberale, anti-khomeinista, non in senso specifico, ma in senso lato: cioè un vento contrario all’uso armato e anti-democratico dell’Islam. La Primavera è stata ed è una rivendicazione di soggettività dei popoli sottomessi a regimi dispotici ma consapevoli di essere parte di un mondo che non accetta più simili derive. (In mezzo a tanti moti c’è stata una sola rivoluzione, quella siriana: rivoluzione dei ceti umili contro i ricchi o gli arricchiti).

E’ difficile non solidarizzare con i milioni di egiziani, in gran parte musulmani, che hanno sfidato tutto e tutti per abbattere Mubarak prima e Morsi ora, ricordandogli che la sha’ria non dà cibo. Più difficile è solidarizzare con chi si appropria di un movimento popolare così liberale e libero per imporre una nuova giunta militare. Merito di Morsi, non c’è dubbio. Ma merito anche di un popolo che sembra così determinato da assicurare che i generali presto dovranno fare i conti con la terza oceanica adunata di Piazza Tahrir. Se oltre ai fatti loro non prenderanno in considerazione anche gli interessi popolari.

L’Egitto è prossimo al default, non c’è tempo per scherzare come faceva Morsi, incapace di ottenere prestiti, di trattenere investitori, di riportare il turismo, di mediare, di dialogare, di coinvolgere. Ma i generali, lo sapranno fare?

Gli egiziani hanno voluto liberarsi di un governo inetto, di una cappa che rischiava di diventare mortale. E lo hanno fatto, ancora una volta da soli. Lecito dubitare che saranno i generali a garantire un cambiamento adeguato alle aspettative.

*da Il mondo di Annibale, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

0 pensieri riguardo “A quando Tahrir atto 3°?

  1. Interessante. Una cosa non ho capito: Morsi aveva avviato – come tutti i fondamentalisti e dispotici in generale che arrivano al potere – anche una limitazione delle libertà politiche?

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