4. La crescita “naturale” di Dio

da Robert Wright: l’evoluzione di Dio*

L’ambiguità dei testi sacri

Forse la crescita di Dio è, in un certo senso, “naturale”: una parte intrinseca della storia umana, benché incredibilmente discontinua, soggetta a fasi di stagnazione e perfino di regressione. Essenziale per la possibilità di crescita di un dio è la flessibilità semantica delle Scritture. Entro certi limiti, le persone possono leggere i propri testi sacri e trovare ciò che vogliono vedere, ciò che soddisfa le loro esigenze psicologiche, politiche e sociali.

La combinazione di ambiguità, memoria selettiva e parafrasi ingannevole consente ai credenti una grande influenza sul significato della loro religione. Quanto al puro potere semantico, però, nessuno di questi strumenti può competere con l’abile impiego di metafore e allegorie. Con un unico tocco, possono cancellare il significato letterale di un testo e sostituirlo con qualcosa di completamente diverso.

La versione riveduta e corretta della tolleranza religiosa, quindi, dice che la tolleranza è più probabile quando si ritiene che l’intolleranza avrebbe ripercussioni negative…Il fatto di avere un motivo pratico, egoistico per convivere con gli altri può essere (anche se talvolta non lo è) il primo passo per pensare a loro in modo altruistico. L’esistenza umana è piena di motivazioni egoistiche che inducono a cominciare a pensare in modo altruistico, e una tale logica affiora ripetutamente nella Bibbia ebraica….

Cercherò di dimostrare che a) tutto sommato, nonostante qualche ricaduta, l’idea umana del divino diventa in effetti più ricca dal punto di vista morale, b) “dio” tende a crescere moralmente perché la stessa umanità procede in quella direzione. E, a mio parere, il motivo è che le circostanze che inducono la crescita morale – l’ampiezza e lo spessore delle dinamiche a somma non zero – s’intensificano con il passare del tempo.

Il Dio moderno di Filone di Alessandria

Mentre Gesù predicava in Galilea, ad Alessandria Filone elaborava una concezione del mondo i cui ingredienti fondamentali, insieme a una terminologia specifica, sarebbero comparsi nel cristianesimo nel corso dei due secoli successivi, a mano a mano che esso diventava più solido.

Proprio come l’interdipendenza delle città mesopotamiche nel terzo millennio p.e.v. aveva portato alla costituzione di un pantheon pan-sumero, l’interdipendenza di ebrei e Greci portò Filone a fondere il pensiero ebraico con quello greco. Filone credeva nel giudaismo e in buona parte della filosofia greca, e fino a quando sarebbero apparsi in contraddizione, non avrebbe potuto riposare tranquillo.

Filone liquidò abilmente la rappresentazione antropomorfa di Dio nella Bibbia definendola una allegoria….La sua conclusione era che “nessun nome, nessuna espressione, nessuna concezione di nessun tipo sono adeguati”. Era abbastanza semplice dire che Dio sfida la concezione umana e si colloca in un altro regno. Al di là di ciò che è puramente materiale, che è ineffabile e trascendente. Se le cose stanno così, allora, qual’è esattamente il suo collegamento con il mondo?

Logos: l’algoritmo divino

Filone risolvette questa sfida con una parola:”Logos”. Il termine faceva parte della lingua greca comune, ma era anche un termine tecnico della filosofia ellenica. Era il sostantivo legato a un verbo che significava “parlare” e “contare”, e, quindi, significava “discorso” e “conto” o “calcolo”. Ma quando se ne impadronirono gli antichi filosofi finì per assumere molti significati, come “ragione” e “ordine”.

Secondo Filone, ogni mente umana ha un duplice rapporto con il Logos. In primo luogo, come microcosmo: la mente sta al corpo come il Logos cosmico sta al mondo fisico. È il “principio ragionante” che governa l’universo. In secondo luogo, ogni mente umana è un pezzo del Logos divino, una sua estensione friabile. La mente, scriveva Filone, è “una porzione inseparabile dell’anima divina e benedetta”. In questo senso, non è necessario tentare di raggiungere l’unione con il divino: è intrinseca in noi sin dalla nascita.

Ma una cosa è l’unione e un’altra l’Unione. La parte della mente che è estensione diretta del Logos è la mente razionale. E, a parere di Filone, la mente razionale è spesso in guerra con i bassi impulsi animali che, se ne avessero la possibilità, distorcerebbero la nostra visione e corromperebbero le nostre motivazioni.

La mente razionale e il progresso morale

Più la mente razionale domina gli impulsi meschini, più stretto è il rapporto con il divino.

Non c’è dubbio che, dagli inizi della civiltà in poi, vi sia stato un netto progresso nel campo delle dottrine morali. E nel primo millennio p.e.v. si manifestò un progresso notevole. In primo luogo, un impegno economico più ampio originò un numero maggiore di rapporti a somma non zero tra persone appartenenti a etnie e anche a Stati diversi. Sempre più persone cominciarono, quindi, a nutrire un interesse egoistico per il costante benessere di altre persone che, per un verso o per un altro, erano diverse da loro. L’egoismo non portò ad amare queste persone, ma rafforzò la logica del non odiarle.

“Così come una lira è formata da note diverse, Dio ha voluto che mediante la reciprocità e l’unione tutte le cose create giungessero all’amicizia e alla concordia, che costituissero un’unica armonia, e che fossero governate da una trama di reciproche concessioni che conducesse al compimento del mondo”. Duemila anni dopo, non abbiamo ancora ottenuto la fratellanza mondiale. Tuttavia, come previsto da Filone, la storia ha portato un progresso morale e motivi di vera speranza.


* “Una lucida analisi di come la dottrina e le pratiche religiose siano cambiate nei secoli, generalmente in meglio”.  Così il Times di Londra annunciava 12 anni fa la pubblicazione da parte di Newton Compton editori del libro di Robert Wright “L’evoluzione di Dio”. Non sono e non saranno molti i testi per divulgare i quali sono disposto a sottopormi alla considerevole fatica di copiare  e presentare i brani che ho ritenuto più significativi. Ho pensato che il saggio di Wright – 480 pagine scritte con grande chiarezza, appassionanti e al tempo stesso ben documentate – ne valesse  la pena. 
Robert Wright ha insegnato filosofia a Princeton e religione all’università della Pennsylvania. E’ membro della New America Foundation e collabora con la rivista “The New Republic”, ma i suoi articoli sono apparsi anche su “Time”, sull’ “Atlantic Monthly” e sul “New Yorker”. Finalista del National Book Critics Circle Award, è autore di saggi selezionati dal “New York Times” fra i migliori libri di quell’anno. Anche “L’evoluzione di Dio” è stato per diverse settimane nella classifica del “New York Times”.  

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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