#3Maggio. Libertà di stampa: Italia al 61° posto. Il rapporto di Freedom House sul 2014

602-408-20140502_160045_3C3039D6 Se è vero che l’Italia condivide con l’Ungheria di Orban l’ultimo posto in Europa, come scrive sul Fatto Quotidiano Beppe Giulietti, mi sembra che abbiamo poco da festeggiare. Per celebrare comunque la Giornata mondiale voluta dall’ONU l’Ordine dei giornalisti e la Federazione della Stampa avrebbero potuto mandare una delegazione a Palazzo Chigi, a Montecitorio e Palazzo Madama per esigere una buona volta dai loro inquilini qualche risposta concreta su come e quando si intende  procedere per rimuovere questa vergogna (nandocan).  

 da articolo 21 , 2 maggio 2014 – La libertà di stampa a livello globale è ai suoi minimi da oltre 10 anni, e solo una persona su sette nel mondo vive in un Paese con giornali liberi. E’ quanto afferma l’Ong statunitense Freedom House, nel suo rapporto annuale pubblicato giovedì. Il declino è stato provocato dal peggioramento della situazione in diversi Paesi mediorientali, come Egitto, Libia e Giordania, e in modo particolare nella Turchia di Recep Tayyp Erdogan, dove alla fine del 2013 si contavano una quarantina di giornalisti rinchiusi in carcere.
Situazione difficile per i giornalisti anche in Cina e in Russia, ma anche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna la libertà ha compiuto dei passi indietro per gli ostacoli posti dai rispettivi governi ai giornali che si occupano delle questioni riguardanti la sicurezza nazionale (vedi scandalo Snowden-Datagate). Un lieve miglioramento si registra invece in Italia, al 61esimo posto nel ranking mondiale, dove la stampa rimane comunque “parzialmente libera”.
I paesi più virtuosi sono Olanda, Norvegia e Svezia, piazzati ai primi tre posti, mentre in fondo alla classifica si trovano Turkmenistan, Uzbekistan e Corea del Nord.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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