372 A 51. I Tg di mercoledì 11 maggio 2016

Alberto Baldazzi, anche lui “attento e affezionato lettore” di nandocan, anche se più riservato nell’indicazione della fonte, si difende dalle mie critiche di ieri scrivendo che “semel in anno celebrare licet”, ma temo che quel “lo rifaremmo” lasci poche speranze di conversione. Continuerò a insistere, chissà che prima o poi non riesca a convincerlo. Registro intanto la nuova “cotta” col Tg4 di Cecchi Paone, che segue quella trascorsa col Tg2 (nandocan).

***di Alberto BaldazziSi respira un’evidente aria di festa in alcuni Tg di serata. Festa dichiarata esplicitamente da Tg4, con Cecchi Paone che parla anche “a titolo personale”. Il passaggio delle Unioni Civili è anche per Mentana – che lo sottolinea ripetutamente – una “svolta di civiltà” dopo 28 anni di tentativi andati a vuoto. Sulla Rai primo e secondo titolo per tutte le testate, con ampio spazio dedicato ai festeggiamenti “andati in onda” per tutta la giornata a Piazza Montecitorio, ma anche alle posizioni fortemente contrarie e fortemente diversificate delle opposizioni. Ma, tornando al nostro titolo, è ancora una volta Mentana che dà il senso di questo passaggio: solo 51 i contrari, con i deputati M5S che si astengono, quelli di sinistra italiana che votano a favore e diverse defezioni da FI. Chi scrive vorrebbe veramente che questi numeri rappresentassero fedelmente un Paese che compie un passo importante. Probabilmente è così solo in parte, stando all’annuncio fatto dai “51” della raccolta di firme per un referendum abrogativo, le dichiarazioni di Brunetta che parla di “libertà di coscienza” (ripreso dal Tg1) e gli schiamazzi di Salvini che invita i “suoi” sindaci a boicottare la legge. Gandolfini, portavoce del Family Day, parla esplicitamente di “vendetta contro Renzi” guardando al referendum costituzionale: un capolavoro di lucidità politica! Su tutte le testate è possibile cogliere un qual certo imbarazzo nelle posizioni dei 5 Stelle che motivano l’astensione con l’incompiutezza del testo. La “forzatura” del voto di fiducia è esplicitamente riconosciuta da Tg La7, che però fa prevalere il valore del risultato finalmente ottenuto. 372 a 51, e va benissimo così. Nell’analisi di ieri qualche nostro attento ed affezionato lettore ha colto un coinvolgimento emotivo che travalica il ruolo di chi “osserva” l’informazione di prima serata. Ammettiamo, ma lo rifaremmo: semel in anno celebrare licet.

Passando all’economia, dopo gli accenni presenti ieri si chiarisce questa sera il “quasi sì” dell’Europa all’ulteriore flessibilità richiesta dall’Italia. Solo Tg La7 se ne occupa fin dai titoli, sottolineando che sul fronte del debito Bruxelles chiederà un impegno maggiore. Tg4 ospita a lungo in studio il ministro Poletti, che afferma che le posizioni del governo sulla flessibilità pensionistica in uscita sono realistiche e non confuse.

Interessante il servizio di Tg3 che ci aggiorna sul quotidiano braccio di ferro tra Ankara e Bruxelles, con la minaccia turca di riaprire al flusso dei profughi mentre si nega la possibilità di ammorbidire le norme contro i terroristi, spesso in realtà utilizzate nei confronti degli oppositori politici. Il nuovo allarme foreign fighters lanciato dai servizi americani trova spazio soprattutto sulle testate Mediaset. Sul tema profughi e accoglienza, Tg4 visita due centri di raccolta in Puglia e Veneto, denunciano condizioni difficili sia per gli ospiti che per le comunità: vale la pena di sottolineare, ancora una volta, il decisivo cambio di linea editoriale che si è realizzato con la conduzione di Cecchi Paone.

L’allarme per il tritolo trovato a Gioia del Colle, che sarebbe servito per un attentato contro il Procuratore napoletano Colangelo trova spazio nei titoli per quasi tutti i Tg. Analoga visibilità riceve la sentenza di Cassazione che conclude un iter giudiziario durato 3 anni per il tentato omicidio di Lucia Annibali, ospite al Tg1: confermata la condanna a 20 anni per l’ex fidanzato, mandante dei due sicari che l’hanno sfregiata con l’acido.

In conclusione, segnaliamo la copertina del Tg5 che ritorna sui numerosi casi di malasanità diffusa nel nostro Paese, mentre Tg2 dedica l’approfondimento alla difficoltà di curarsi in tempo di crisi, aggravata da tante piccole “dazioni”, da sprechi e corruzione.

Alberto Baldazzi

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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