Vai alla barra degli strumenti

Il messaggio di Padre Sorge

L’abbraccio tra i due Gesuiti

Marnetto ricorda padre Sorge e insieme il proprio passato nel volontariato dei gesuiti (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 3 novembre 2020 – Il gesuita Padre Bartolomeo Sorge se n’è andato, lasciando un messaggio profondo nella Chiesa: il credente deve impegnarsi in politica per rimuovere le cause della povertà. Questa non è stata un’indicazione scontata, neanche dopo il Concilio Vaticano II, che sembrava aver definitivamente superato la separazione Stato-Chiesa. Padre Sorge ne fece il centro della sua azione, fondando una scuola di politica a Palermo, l’avamposto più estremo della collusione mafio-politica, che si rifaceva – pur nella sua peculiarità – alla Teologia della liberazione sudamericana, accolta e poi frenata dal Vaticano.

Neanche per Sorge le cose furono facili, ma era troppo intelligente per oltrepassare il limite che separa lo studioso dal militante, un eccesso che invece rimproverò ingiustamente al suo principale collaboratore padre Pintacuda. In quegli anni, noi giovani orbitanti nel volontariato dei gesuiti eravamo fortemente affascinati dal coraggio lucido di Sorge e cercavamo in impegno sociale più netto delle ripetizioni in borgata.

Io mi iscrissi per un breve periodo alla Rete di Orlando, ma in quelle infinite riunioni non vedevo il fuoco degli ideali, ma solo la balistica di piccoli corrieristi in cerca di un lancio verso spazi vergini. Me ne andai, cercando altri lidi di impegno politico tra i repubblicani di Spadolini e infine nel PD di Veltroni. Un fallimento dopo l’altro, senza mai arrendermi però al qualunquismo di farmi i fatti miei. E di questo devo ringraziare anche quel gesuita, che ha onorato con il suo impegno la bellissima “sigla” della Compagnia: s.j.. al servizio di Dio.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: