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Manette vaticane per la bella manager vicina al cardinale. ‘Missioni segrete milionarie’ e massoneria

***da Remocontro, 14 ottobre 2020

Arrestata a Milano su mandato di cattura internazionale emesso dal Vaticano Cecilia Marogna, la donna che compare nell’indagine sull’ex numero 2 della Segreteria di Stato vaticana, il cardinale Angelo Becciu. L’accusa nei confronti di Marogna è peculato per distrazione di beni. La donna sarà estradata in Vaticano e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria d’Oltretevere.

Vaticano da mungere prima di Francesco

Svolta nel ‘caso Becciu’, un capitolo dello scandalo delle finanze vaticane partito da Sloane Avenue, l’investimento immobiliare londinese con truffa da 350 milioni. E’ stata arrestata Cecilia Marogna, la manager cagliaritana coinvolta nelle vicende che hanno riguardato il cardinale Angelo Becciu, l’ex Sostituto alla Segreteria di Stato, ormai dimissionato dal Papa da tutti gli incarichi. L’arresto è avvenuto a Milano per un ordine di cattura internazionale emesso dagli investigatori vaticani tramite l’Interpol. L’accusa nei confronti di Marogna sarebbe peculato per distrazione di beni.

Bonifici per un totale di 500 mila euro che la donna avrebbe ricevuto dalla Santa Sede per ‘operazioni umanitarie segrete’ in Asia e Africa, e che, quasi per la metà, sarebbero stati utilizzati per l’acquisto di borsette, cosmetici e altri beni di lusso. Dall’Obolo di San Pietro per sostenere i poveri, sarebbero stati spesi, tra l’altro, 12mila euro da Poltrona Frau, 2.200 da Prada, 1.400 da Tod’s, 8 mila da Chanel.

‘La dama del cardinale’

La 39enne manager cagliaritana (fonti Ansa e HuffPost), avrebbe stretto relazioni con la Segreteria di Stato vaticana nel 2016, quando il cardinale Angelo Becciu era Sostituto per gli Affari generali – praticamente il numero tre nella gerarchia vaticana -, accreditandosi come esperta di relazioni diplomatiche e mediatrice nelle crisi internazionali. In possesso di una lettera firmata da Becciu che la indicava come persona di sua fiducia, quella che la stampa ha già definito la ‘dama del cardinale’ avrebbe beneficiato del denaro in diverse tranche fra il dicembre 2018 e il luglio dello scorso anno sul conto corrente della Logsic, la società slovena, con sede nella capitale Lubiana, di cui risulta amministratrice.

Sempre ‘missione umanitaria’

Versamenti tutti con causale «contributo per missione umanitaria». Ma la Logsic slovena si sarebbe rivelata una società fantasma, e le indagini ordinate dai magistrati vaticani hanno scoperto gli ingenti versamenti a beneficio di Cecilia Marogna. In una recente intervista, la manager cagliaritana ha ammesso di avere ricevuto «500mila euro su 4 anni e incluso il mio compenso, i viaggi, le consulenze uscite da quel conto, situazioni da gestire in varie aree. I soldi sono giunti a tranche sulla mia società in Slovenia».

‘Shopping diplomatico’, massoni e spie

Sulle ingenti spese in shopping, la donna ha replicato: «Magari fossero state per me: la borsetta era per la moglie di un amico nigeriano in grado di dialogare con il presidente del Burkina Faso». ‘Altra diplomazia segreta’. Nella stessa intervista la donna ammette anche le conoscenze con il faccendiere Flavio Carboni e il massone dissidente Gioele Magaldi. Quanto ai rapporti con i Servizi segreti, «sono di stima e collaborazione coi vertici».

Lo strano Venerabile e la Loggia Fai da te

Gioele Magaldi, ‘Gran Maestro’ del Grande Oriente Democratico e Movimento Roosevelt, esprime «indignazione per l’arresto di Cecilia Marogna». Cecilia Marogna appartiene al movimento di Magaldi, spiega il Venerabile all’Adnkronos, molto vicino alla sua sorella di Loggia. «Siamo davanti a un ordine di cattura inqualificabile, da Paese manettaro. Cecilia aveva proposto le sue competenze in Vaticano, non penso che i cardinali siano dei babbei. E ora pare che Becciu dica di sentirsi raggirato. Non credo che in prima istanza avrebbe aderito se Cecilia non fosse stata competente».

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno. Visualizza più articoli

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