Raduno negazionisti Covid

A qualcuno potrà forse sembrare volgare, e un tantino lo è, ma il Marnetto quotidiano di oggi è divertente e amaro a sufficienza per meritare la lettura (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 10 ottobre 2020 – Scendono in piazza i negazionisti del Covid. Gente che non ha peli sulla lingua, né mascherine sulla bocca. Pronti a urlare per la libertà di infettarsi e infettare. Quelli per cui le restrizioni sono un complotto per imporre la dittatura sanitaria e il DPCM è solo l’abbreviazione della domanda esistenziale anti-mascherina “Dopo Però Come Mangiamo?” .

Si uniranno a loro anche quelli che vogliono il ritorno alla lira, per il gusto di pagare con moneta svalutata 100 mila lire un litro di latte. Si prevedono rappresentanti dei defecazionisti, quelli che pretendono di fare la cacca per strada, “perché noi non valiamo meno dei cani “. 

A dar manforte forse verranno anche gli ultras di AAA, l’Associazione Afrore Ascelle, contrari all’imperialismo dei deodoranti  imposto da Big Derma. Probabile anche il supporto di Progetto Peto, il movimento che sale dal basso per la liberazione intestinale, si batte per lo sdoganamento della loffia in luogo pubblico e che lascia il segno della propria guerriglia olfattiva negli ascensori.

Convinta infine la solidarietà del collettivo Rutto Sì, che lottano per la rimozione dal galateo del divieto di questo gesto voluto da Soros, e l’affermazione del suo inserimento nel vocabolario come parola con una sola vocale. Netta invece la presa di distanza dai Terrapiattisti, con la motivazione ufficiale che “la partecipazione a questo raduno lederebbe la nostra credibilità”.  

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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