Giungla

Roma dal Palazzo del Campidoglio

***di Massimo Marnetto, 9 ottobre 2020 –

Perché nessuno vuole governare Roma? Sia a sinistra che a destra non ci sono candidature per la prossima elezione del Sindaco. E la Raggi sembra una Giovanna D’Arco temeraria, nel farsi avanti in questo deserto. La città è complicata, i romani individualisti, le casse comunali sempre in rosso e le manutenzioni mancano su tutti fronti, così da far apparire Roma come una città abbandonata.

A sinistra, si parla di primarie, ma tra chi? Tranne la Cirinnà, ci sono seconde e terze file, con Calenda alla finestra. In questi casi, quando i partiti non sanno che pesci prendere, si rivolgono alla c.d. società civile. Tirano fuori dal cilindro magari una brava persona, che ha anche cultura e sensibilità sociale, ma che ignora del tutto il campo minato del Campidoglio. E rischia di saltare in aria alla prima mina, come accadde al “civico” Marino. 

E allora? Spero che la sinistra trovi un candidato competente e onesto, ma che abbia anche un minimo di conoscenza della giungla capitolina e delle fiere che vi si aggirano. Il martirio dell’ingenuo è un film che abbiamo già visto. Così come gli onesti allo sbaraglio. E nessuno di questi esperimenti è servito a cambiare le cose.

***nandocan condivide. Peccato che Walter Tocci non voglia farlo, ci vorrebbe uno come lui. Servono onestà, competenza ma anche esperienza e soprattutto molta, molta determinazione. Peccato che tutte queste qualità insieme difficilmente si concilino con la popolarità richiesta a chi vuole prendere voti.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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