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Per un sistema di garanzie

Newsletter n.21 del 4 ottobre 2020 

 Cari Amici,la crisi della pandemia , in allarmante fase di crescita, si sta intrecciando con una crisi politica a livello mondiale, il cui epicentro sta negli Stati Uniti di Trump. La miscela che ne risulta segnala una situazione di massimo pericolo che rende ancora più manifesta la necessità di mettere in sicurezza la convivenza umana istituendo un ordinamento giusto presidiato da una Costituzione mondiale.

USA. I brogli annunciati da Trump

È sempre più chiaro che le attuali sovranità in lotta tra loro non possono garantire il buongoverno della Terra. Questa situazione è aggravata da quanto accade in America, dove, in piena competizione politica per una rischiosa elezione presidenziale, Trump e la Casa Bianca – negazionisti! – vengono colpiti dal virus col rischio, dati i personaggi in campo, che reagiscano in modi incontrollati e inconsulti.

Lo stesso Trump aveva ventilato l’ipotesi di una crisi istituzionale nel caso non fosse stato rieletto, facendone carico a brogli annunciati e dati per certi ancor prima dell’evento: minaccia a cui aveva reagito il Pentagono, dando corpo al fantasma  di un inaudito intervento dell’esercito nella vita politica degli Stati Uniti, come se questi fossero una qualunque Repubblica sudamericana.

Un degrado infamante della democrazia e della politica

Il Paese stesso si è mostrato intriso di violenza, perfino con la recrudescenza degli odi razziali, mentre una campagna elettorale devastante offriva lo spettacolo di un duello televisivo tra il presidente e lo sfidante democratico in cui tutti gli osservatori hanno visto un degrado infamante della democrazia e della politica. Quel confronto tra Trump e Biden si è aperto proprio con una negazione formale dei principi dello Stato di diritto, che ha negli istituti di garanzia lo strumento di tutela dei diritti e delle aspettative di tutti contro gli abusi del potere.

La Corte suprema è negli Stati Uniti il massimo di questi istituti di garanzia e all’accusa di aver nominato una giudice di parte proprio allo spirare del suo mandato senza attendere le nuove urne, Trump ha replicato che avendo vinto le precedenti elezioni poteva fare ciò che voleva. Il che è appunto la negazione stessa della cultura delle garanzie.

Le ricadute sul resto del mondo

Una tale gestione del potere in uno degli Stati più potenti e armati della Terra, tanto più all’ora del suo declino, ha ricadute di indubbia gravità sul resto del mondo. Si ripropone il rischio già sperimentato all’inizio del secolo quando la destra al governo impostò il programma della militarizzazione dello spazio per meglio dominare la Terra e annunciò di voler instaurare il “nuovo secolo americano”, ovvero un’obbedienza planetaria, cosa che finì nella devastazione del Medio Oriente, nell’incentivo all’estremismo islamico e nel terrorismo generalizzato.

La crisi peggiore di tutta la storia del Brasile

Le ricadute negative delle pretese di dominio globale e del contrasto al diritto internazionale possono anche oggi essere molto gravi. Basta pensare a quanto accade in Brasile dove è in corso, col patrocinio di Trump, una catastrofe politica, sanitaria, economica e sociale. “La crisi peggiore di tutta la storia del Brasile” ha detto il leader dei contadini Joào Pedro Sedile che partecipò agli incontri  dei movimenti popolari col papa.

In Brasile è oggi all’attacco il neo-liberismo più sfrenato e Bolsonaro (un  altro negazionista colpito dal virus) sta privatizzando tutto, dalla Petrobras alla Caixa economica federal, al Banco do Brasil, all’acqua, alle foreste, alle risorse minerarie, all’Amazzonia.

Tentativo americano di intimidire

Oppure si pensi al tentativo americano di intimidire papa Francesco e bloccare il processo di conciliazione con la Cina. O ancora si pensi al piano congiunto con Netanyahu per l’annessione a Israele delle terre palestinesi, in base ai diritti storici rivendicati dagli ebrei a partire dalla Bibbia; ma la “Civiltà cattolica” spiega nel suo ultimo numero che la Bibbia può avere una tutt’altra lettura, e che “le rivendicazioni ebraiche nei confronti della terra vanno viste anche alla luce dell’esilio del popolo palestinese dalla sua patria e dalle sue esperienze di discriminazione e occupazione nelle terre oggi governate da Israele”. 

Europa. I conti con i sovranisti dell’est

È chiaro peraltro che se la tempesta incombe da Occidente, non certo rassicurazioni vengono da Oriente; e l’Europa stessa che sembrava ravvedersi sotto la spinta del Covid, deve ora fare i conti con i suoi sovranisti dell’Est e continua a sbarrare i suoi mari ai migranti, sicché il mondo intero appare immerso nella tormenta.

La scuola “Costituente terra”

Perciò è necessaria una risposta politica. L’instaurazione di un sistema di garanzie a livello mondiale – dalla garanzia della pace a quella della salute, della difesa dell’ambiente, della libertà di migrare – è l’obiettivo stesso di una Costituzione della Terra.  La scuola “Costituente Terra” che la promuove, dopo la battuta d’arresto subita a causa della pandemia, deve pertanto ora riprendere il suo sforzo.

E anzitutto andrà promossa, nelle forme alternative che saranno possibili, un’assemblea dell’Associazione promotrice per l’approvazione dello Statuto e gli altri adempimenti previsti nella assemblea istitutiva che si tenne il 21 febbraio scorso alla Biblioteca Vallicelliana di Roma. Ve ne daremo notizia. Intanto è in funzione il sito www.costituenteterra.it (con l’annessa biblioteca-di-alessandria) nel quale pubblichiamo un articolo di Domenico Gallo, La strage continua, sui migranti vittime nel Mediterraneo della Libia non meno che dell’Europa e dell’Italia.

Vi segnaliamo l’uscita dell’enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti”, che ha molto da dire sui nostri temi e il nostro progetto di una costituzione per la terra, documento che potete trovare a questo link papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html
 Con i più cordiali saluti

www.costituenteterra.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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